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Scuola. La Comunicazione Aumentativa Alternativa. Uno strumento contro le barriere comunicative.

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La Comunicazione Aumentativa Alternativa (CAA) è uno strumento di grande utilità per il superamento delle barriere comunicative. Si tratta di un approccio nato negli anni Cinquanta, sviluppato in Nord America agli inizi degli anni Settanta per offrire possibilità espressive a bambini tetraparetici e anartrici e diffuso negli anni Ottanta in Nord America grazie all’International Society for Augmentative and Alternative Communication (ISAAC), una società nata per supportare le persone che non sono in grado di soddisfare i propri bisogni comunicativi.Secondo l’American-Speech-Language-Hearing-Association (ASHA): «La CAA […] tenta di compensare disabilità comunicative temporanee o permanenti, limitazioni nelle attività e restrizione alla partecipazione di persone con severi disordini nella produzione del linguaggio e/o della parola, e/o di comprensione, relativamente a modalità di comunicazione orale e scritta». Questo tipo di comunicazione è ‘aumentativa’ perché le modalità utilizzate non sostituiscono, ma accrescono la naturale comunicazione e potenziano le risorse comunicative residue, ed ‘alternativa’ in quanto si avvale di codici visivi, quali immagini, fotografie, disegni, simboli.

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Nella foto, in alto: un altro strumento

In particolare, sono stati elaborati veri e propri set e sistemi di simboli, più o meno complessi, che consentono a chi se ne avvale di comunicare in modo efficace ed esaustivo.
I set sono collezioni di simboli: il più utilizzato al mondo è PCS (Picture Communication Symbols), un codice pittografico ideato da Roxana Mayer-Johnson nel 1980 negli Stati Uniti. Contiene più di 18000 simboli che rappresentano i principali elementi della vita quotidiana, le lettere dell’alfabeto e i numeri.
I sistemi simbolici, invece, hanno delle regole di rappresentazione più complesse e permettono l’espressione di concetti anche molto sofisticati e potenzialmente infiniti.
Uno dei più utilizzati è il sistema Bliss, che ha una storia molto particolare: è stato creato da Charles Bliss con l’intenzione di farne un linguaggio universale per eliminare le barriere e le guerre tra i popoli. Costui era un ingegnere austriaco di origine ebrea, che, sfuggito a un campo di concentramento, nel 1941 giunse a Shangai. Qui rimase influenzato dalla scrittura ideografica e dal fatto che persone delle più diverse nazionalità cooperavano pacificamente. Dopo sette anni di studio, ideò, così, il suo sistema di simboli chiamato Semantography e poi indicato come Blissymbolics, ovvero “simboli Bliss”: il primo ad essere utilizzato nei casi di disabilità verbale. I suoi 2000 simboli adatti a persone molto differenti tra loro per età e livello intellettivo: oltre ai simboli di base, specifici indicatori permettono di rappresentare tempo dei verbi, singolare/plurale, concreto/astratto ecc.
Sia i set che i sistemi simbolici si presentano sotto forma di tesserine di cartoncino plastificato, applicate su quaderni, cartelloni o supporti di stoffa, oppure in formato digitale. In questo caso, necessitano di ausili elettronici come i VOCAs (comunicatori dotati di uno o più pulsanti, che permettono di riprodurre brevi messaggi preregistrati), oppure ausili tecnologici più sofisticati, quali computer, tablet o smartphone. E’ inoltre disponibile una vasta gamma di software e app per creare tabelle comunicative, comporre frasi, realizzare agende, calendari, storie stampabili in cartaceo e un gran numero di attività didattiche.

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Nella foto, in alto: un altro tipo ancora di strumento della CAA

La CAA, pertanto, può migliorare significativamente la comunicazione di tutte le persone che hanno difficoltà ad utilizzare i più comuni canali comunicativi, soprattutto il linguaggio orale e la scrittura. Nel caso di persone con disabilità di sviluppo è fondamentale l’intervento precoce. Anche perché la CAA non è soltanto uno strumento di compensazione in caso di assenza di linguaggio, ma anche un efficace ausilio per lo sviluppo dello stesso. Un numero sempre maggiore di studi, infatti, ha messo in evidenza che attraverso un uso sistematico di tecniche comunicazionali basate sulla motivazione, tra cui quelle che si avvalgono della CAA, «l’85-90% dei bambini con diagnosi di autismo che iniziano l’intervento prima dei 5 anni è in grado di imparare ad utilizzare la comunicazione verbale come principale modalità di comunicazione».
L’obiettivo della CAA è proprio quello di consentire alle persone di coinvolgersi efficacemente nelle interazioni sociali, di esprimere i propri pensieri e di partecipare nei vari contesti in modo attivo. D’altra parte, come si legge nella Carta dei Diritti della Comunicazione, documento elaborato nel 1992 dal National Joint Committee for the Communication Needs of Persons with Severe Disabilities: «ogni persona, indipendentemente dal grado di disabilità, ha il diritto fondamentale di influenzare, mediante la comunicazione, le condizioni della sua vita».

                               Luana Vizzini

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