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Sangue sulla curva. L’omicidio di Antonio Bellocco e il regolamento di conti nel cuore del tifo ultras

Nella foto, in alto: la vittima, Antonio Bellocco

Ci sono immagini che, prima ancora di entrare nei fascicoli giudiziari, raccontano la fine di un’era e l’inizio di una tempesta. La sera del 3 settembre, una fotografia rimbalzata sui social network ritrae un gruppo di uomini sorridenti su un campo di calcetto nell’hinterland milanese, sudati e apparentemente uniti dallo spirito di una partita tra amici. Meno di dodici ore dopo, la mattina del 4 settembre, due di quegli stessi uomini si ritrovano all’interno di una Smart parcheggiata fuori dalla palestra “Testudo” di Cernusco sul Naviglio. Non ci sono più sorrisi, ma una violenza cieca e primordiale che si consuma in pochi minuti e che lascia a terra il corpo senza vita di Antonio Bellocco, trentaseienne calabrese, ucciso a coltellate da Andrea Beretta, storico e carismatico leader della Curva Nord dell’Inter.

L’omicidio di Bellocco non è un banale fatto di cronaca nera nato da un diverbio stradale, ma rappresenta il punto di rottura di un legame pericoloso che da tempo unisce il mondo del tifo organizzato a dinamiche ben più oscure. La vittima, infatti, non era un semplice tifoso, ma un esponente di spicco dell’omonimo clan della ‘ndrangheta di Rosarno, una delle cosche più potenti del panorama criminale italiano. Il suo sbarco a Milano e il suo rapido inserimento nel direttivo dei vertici ultras nerazzurri avevano progressivamente ridisegnato gli equilibri della curva, specialmente dopo l’uccisione mai chiarita del vecchio capo storico Vittorio Boiocchi, avvenuta nell’autunno del 2022. Una presenza ingombrante, quella di Bellocco, che portava con sé il peso del cognome e la pretesa di controllare i lucrosi affari legati allo stadio di San Siro.

La dinamica di quella mattina di sangue assume i contorni di un vero e proprio duello all’ultimo sangue. Secondo la ricostruzione degli inquirenti e le prime ammissioni dello stesso Beretta, i due si trovavano nell’abitacolo dell’auto quando la discussione è degenerata a causa di pesanti minacce di morte rivolte al capo ultras e alla sua famiglia. In un crescendo di tensione, Bellocco avrebbe disarmato Beretta della pistola che quest’ultimo portava con sé, ferendolo a una gamba con un colpo di arma da fuoco. La reazione del leader della Nord è stata immediata e implacabile: impugnato un coltello a serramanico, Beretta ha sferrato una micidiale serie di fendenti alla gola del rivale, continuando a infierire anche quando il trentaseienne era ormai agonizzante a terra fuori dalla vettura, sotto gli occhi telecamere di sorveglianza della zona.

Il sangue versato sull’asfalto di Cernusco sul Naviglio ha scoperchiato un autentico vaso di Pandora. Dietro la facciata della passione calcistica e del supporto alla squadra, i magistrati della Direzione Distrettuale Antimafia di Milano hanno individuato una fitta rete di interessi economici colossali che ruotano attorno al Meazza, dalla gestione dei parcheggi alla vendita del merchandising, fino al controllo del bagarinaggio e dei chioschi. L’ingresso della criminalità organizzata in questo business miliardario ha finito per schiacciare le vecchie logiche del tifo da stadio, trasformando la Curva Nord in un territorio di conquista e in un’azienda criminale dove il dissenso o il mancato rispetto delle percentuali sui profitti si pagano con la vita.

Il fermo di Andrea Beretta, blindato nel carcere di Opera con l’accusa di omicidio aggravato e detenzione illegale di arma da fuoco, ha segnato l’atto finale del direttivo che per anni ha governato San Siro. La morte di Antonio Bellocco è stata il detonatore di un’imponente operazione giudiziaria che ha successivamente azzerato i vertici delle tifoserie milanesi, svelando un sistema di infiltrazione mafiosa strutturato e profondo. Resta l’immagine inquietante di una periferia milanese che si riscopre teatro di un regolamento di conti in stile gangsteristico, la conferma che il calcio, lontano dal rettangolo verde, è diventato per molti soltanto un redditizio paravento per i traffici della malavita.

Riccardo Motta

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