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Politeama: restituire a Varese ciò che le è stato brutalmente tolto

Varese sta per affrontare una trasformazione urbanistica che rischia di segnare un’ulteriore perdita della propria identità: il progetto del nuovo Cinema Politeama in Piazza XX Settembre prevede un edificio moderno, anonimo, alienante, che nulla ha a che fare con la storia e la memoria della città.

Nella foto in alto l’antico Politeama con il monumento ai Caduti dove c’erano ancora i meravigliosi tram della città. I paesaggi architettonici della città erano decisamente più nobili, belli e conosciuti dagli europei che la frequentarono dalla fine dell’800 fino agli anni 20 del 900 e di queste atmosfere cosa è rimasto?

Il Politeama non era un semplice cinema: era un teatro popolare, un salone da ballo, un luogo di cultura e socialità che ha accompagnato intere generazioni. Inaugurato tra il 1892 e il 1893 come Politeama Ranscett, era nato dalla volontà della comunità di avere un luogo aperto a tutti, capace di ospitare concerti, balli popolari, conferenze, esposizioni e spettacoli teatrali. La sua struttura, circolare con un alto cupolone, integrava caffè, giardino e sale di riserva: un edificio unico, suggestivo, polifunzionale, al servizio della città. La storia del Politeama è segnata da eventi drammatici e trasformazioni: un incendio nel 1966 distrusse la cupola e la sala interna, e la ricostruzione del 1969, pur necessaria, snaturò la sua identità originale. La chiusura definitiva nel 2008 ha lasciato un vuoto culturale enorme: la città ha perso il suo teatro popolare, il suo spazio collettivo, il suo simbolo. Oggi, invece di restituire alla città il Politeama nella sua forma storica, si propone un progetto moderno che lo rende irriconoscibile. Chi sostiene che ricostruire “come era” sarebbe un falso storico dimentica ciò che avviene in tutta Europa: da Dresda a Varsavia, da Berlino a Londra, interi monumenti e quartieri storici sono stati fedelmente ricostruiti dopo guerre e devastazioni. L’Europa ci insegna che restituire agli edifici il loro volto originale non è nostalgia sterile, ma recupero di identità. E la ricostruzione del Politeama con la sua cupola originale non sarebbe solo un gesto di memoria e bellezza: sarebbe anche economicamente sostenibile. Una ricostruzione fedele può utilizzare tecnologie moderne per il risparmio energetico, materiali prefabbricati per ridurre i costi e spazi multifunzionali per massimizzare l’utilizzo: sala principale per spettacoli, cinema, concerti, conferenze, eventi culturali e commerciali. La cupola, simbolo architettonico della città, può diventare un attrattore turistico e culturale, generando flussi economici concreti. Gli esempi in tutta Europa lo dimostrano: luoghi storici ricostruiti diventano punti di riferimento culturale e motori economici delle città. Ricostruire il Politeama come era significherebbe restituire a Varese un luogo di socialità, memoria e bellezza, non un edificio anonimo e alienante. Significherebbe dimostrare che la cultura e la storia possono convivere con la sostenibilità economica. Significherebbe dare alla città una nuova occasione di orgoglio e identità, restituendo alla piazza la sua centralità.

Nella foto in alto l’alienante facciata del progetto sul nuovo Politeama che sembra un gigante guard rail.

Nella foto in alto un gaurd rail ecco una possibile ispirazione di questi archistar di oggi posseduti da deliri.

Non possiamo accettare che i “soloni” del modernismo continuino a convincerci che l’unico futuro possibile sia un edificio anonimo e funzionale. Varese ha già pagato troppo caro il prezzo delle demolizioni: è tempo di invertire la rotta, di restituire alla città il suo cuore culturale. Il Politeama può rinascere. E può rinascere come era, bello, utile, sostenibile.

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