
Nella foto, in alto: una baby gang
Un fenomeno che non si ferma e che, nel corso del 2024, ha cambiato pelle, diventando più sfrontato e imprevedibile. La cronaca milanese dell’anno appena trascorso è stata pesantemente segnata dalle azioni delle cosiddette baby gang: gruppi di giovanissimi, spesso minorenni, capaci di muoversi con la logica del branco per presidiare il territorio, rapinare i coetanei o, nei casi più gravi, sfidare apertamente le forze dell’ordine. Non si parla più soltanto di episodi isolati nelle periferie, ma di una criminalità urbana diffusa che ha colpito il cuore dello shopping, le stazioni della metropolitana e le zone della movida, lasciando dietro di sé una crescente scia di insicurezza.
Le modalità d’azione emerse nel 2024 seguono un copione drammaticamente ripetitivo. La tecnica più comune è quella del “muro umana”: la vittima designata, quasi sempre un adolescente isolato, viene accerchiata da una decina di coetanei. Spintoni, minacce verbali, talvolta l’ostentazione di un coltello, fino alla consegna di ciò che per questi gruppi rappresenta un vero e proprio status symbol: lo smartphone, il portafoglio o capi d’abbigliamento firmati, come i giubbotti di marca.
Uno degli episodi più emblematici di questa deriva è andato in scena proprio alle porte del Natale, il 21 dicembre, all’interno della stazione della metropolitana M1 di Pagano. Qui, un ragazzino di soli tredici anni è stato preso di mira e rapinato dal branco. Quando due agenti della Polizia Locale sono intervenuti per bloccare uno dei responsabili, il gruppo non è fuggito, ma si è scatenato contro i vigili con calci e pugni nel tentativo di liberare l’amico. Un salto di qualità nella violenza che si è concluso con l’arresto di due minorenni, di 14 e 15 anni, trasferiti al carcere minorile Beccaria.
Questo episodio ha riacceso i riflettori su un altro nervo scoperto della città: la sicurezza sui mezzi pubblici e nelle aree sotterranee, nodi di interscambio diventati terra di conquista per bande che sfruttano la rapidità delle linee metropolitane per colpire e dileguarsi. Luoghi come piazza Gae Aulenti, i Navigli o la stessa piazza Duomo hanno registrato durante tutto l’anno un’alternanza di controlli straordinari e nuovi episodi di aggressione, spesso amplificati dai social network, dove gli stessi giovanissimi amano postare i video delle proprie “imprese” per guadagnare posizioni nelle gerarchie virtuali della strada.
Davanti a questa escalation, la risposta delle istituzioni e della Procura per i minorenni si è fatta più dura, con un incremento di decreti di custodia cautelare, Daspo urbani e arresti. Tuttavia, l’approccio puramente repressivo fatica a eradicare un problema che affonda le radici nel disagio sociale, nell’abbandono scolastico e in una profonda crisi valoriale. Il 2024 si è chiuso lasciando a Milano una consapevolezza amara: quella contro le baby gang non è più un’emergenza temporanea, ma una sfida complessa che richiede interventi strutturali, capaci di unire la necessaria fermezza sul piano della sicurezza a un profondo lavoro di recupero sociale nei quartieri più a rischio.
Riccardo Motta

