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L’illusione del colpo vincente. Come l’azzardo digitale sta ridisegnando le ludopatie

Un tempo era il rumore dei gettoni nei bar, o le luci delle sale slot. Oggi la dipendenza da gioco d’azzardo si nasconde nel silenzio di uno smartphone. Non serve più uscire di casa per rovinarsi la vita. Basta un clic, una ricarica online con carta di credito e l’illusione di svoltare l’esistenza si consuma in pochi secondi, direttamente dal divano. Quella che la propaganda del settore spaccia ancora come un’innocua abitudine sociale o un semplice svago, oggi è riconosciuta a tutti gli effetti come una grave patologia psichiatrica. Il Disturbo da Gioco d’Azzardo condivide con le tossicodipendenze gli stessi identici meccanismi biologici: la ricerca compulsiva del piacere, l’astinenza, la tolleranza e la progressiva perdita di controllo. Il passaggio dalle sale fisiche alle piattaforme digitali ha eliminato ogni freno inibitore. Scommesse sportive live, poker online, gratta e vinci virtuali e casinò digitali sono attivi 24 ore su 24, senza orari di chiusura e senza sguardi giudicanti da parte della società. Dietro lo schermo si muove un business spietato, regolato da algoritmi predittivi che studiano il comportamento del giocatore in tempo reale. I software sono progettati per offrire bonus personalizzati proprio nell’istante in cui l’utente sta per abbandonare la sessione, intrappolandolo in un loop infinito. A questo si aggiunge l’arma psicologica del near miss, la quasi vincita: quando il terzo simbolo si ferma appena sotto quello vincente, il cervello reagisce come se avesse quasi trionfato, spingendo a tentare ancora. È una truffa percettiva, una perdita travestita da successo.

Le multinazionali dell’azzardo hanno ridefinito il proprio target, cannibalizzando nuove fasce di popolazione. In prima linea ci sono i giovani e gli adolescenti, agganciati attraverso lo smartphone e abituati a meccanismi di azzardo inseriti persino nei videogiochi, come le casse premio acquistabili con soldi veri. Ci sono poi gli anziani, spesso isolati, che cercano nel gioco un modo per combattere la solitudine, finendo per dilapidare pensioni e risparmi di una vita intera. Infine, il mercato si nutre dei nuovi poveri, persone in forte difficoltà economica che vedono nella scommessa l’unica, disperata via d’uscita per risanare i propri debiti, sprofondando invece in un baratro senza ritorno. La ludopatia è una piaga sociale che non colpisce mai un singolo individuo, ma devasta interi nuclei familiari. Le prime avvisaglie sono finanziarie: conti correnti svuotati, prestiti inspiegabili, bugie sistematiche per giustificare le sparizioni di denaro. Subito dopo crolla l’aspetto psicologico e relazionale. La fiducia si azzera, subentrano ansia, depressione e, nei casi più disperati, l’usura o la criminalità. Il giocatore vive in un costante stato di alterazione cosciente, isolato dal mondo reale e focalizzato unicamente sulla prossima giocata che, nella sua mente malata, servirà a recuperare i soldi persi. È un circolo vizioso alimentato dall’illusione, che lo Stato spesso fatica a contrastare per via dei massicci introiti fiscali che derivano dal settore.

Uscire da questo tunnel è possibile, ma la forza di volontà da sola non basta contro una macchina da miliardi di euro. In Italia esistono reti di supporto pubbliche, come i SerD delle ASL, affiancate da associazioni di auto-aiuto e psicoterapeuti specializzati in dipendenze comportamentali. Il primo, enorme passo è rompere il muro dell’omertà familiare e della vergogna per ammettere di avere un problema. Solo strappando il velo di segretezza che protegge questo business si può togliere ossigeno alla dipendenza e iniziare a riprendere in mano le redini del proprio futuro.

Eradis Josende Oberto

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