
Nella foto, in alto: New Delhi. Riposo in strada
Si fa presto a dire scappo, vado in vacanza e poi? Luoghi, meta, obiettivi oppure liberi di accettare quel che viene…. Le possibilità sono tante come le sfumature dei colori e non di poco conto la capacità di spesa, o meglio sapere spendere con una cifra sostenibile.
L’esperienza da poco vissuta di un viaggio ad hoc preparato sul filo del rasoio per un tour nella grande ed incredibile India mi ha messo in moto alcune riflessioni.

Nella foto, in alto: Cochin. Lavanderia pubblica
Già, tutto parte da un graditissimo invito di nozze, l’avresti mai detto?! Bene si decide di accettare e si parte in tre, numero perfetto. Due attempate con l’età tonda tonda e una 18enne spigliata (non so chi in questo caso rischia di più…)
A parte la certezza delle nozze, il resto è tutto da creare: dove andare e soprattutto in che modo?
Consideriamo pure i termini tecnici per le formalità del passaporto e il Visa, per fortuna i tempi sono cambiati e il disbrigo può avvenire con una ragionevole celerità.
Tra le diverse possibilità che vanno dall’avventura alla Lonely Planet al programma da intruppamento con tutto prestabilito, si comincia la ricerca, dopo qualche tentativo del facciamo da soli, ci rendiamo conto della difficoltà dell’impresa, infine per palliare inconvenienti od imprevisti di qualsiasi entità, si decide di rivolgerci ad una agenzia per un viaggio a misura.

Nella foto, in alto: Jaipur. Danza tribale
L’opzione, quasi casuale, cade sull’agenzia “Leggende di Mare” che per la zona dell’India si appoggia al tour operator Mistral, l’itinerario prevede la visita in più stati . Quindi si comincia a creare il pacchetto con prima tappa in Kerala la terra del Cocco – famosa per le sue bellezze naturalistiche e per essere la patria dell’Ayurveda. In Maharashtra ci attende la cerimonia di nozze e qui ci si muove autonomamente condividendo la quotidianità del luogo.

Nella foto, in alto: Malavli. Venditrice di pesce
Poi il tour cambia direzione e si punta al nord, nel Rajastan nota come la terra dei Re, l’Uttar Pradesh lo stato più popoloso dell’India comprende un percorso on the road che tocca la regione dell’Harjana, paese di vocazione agricola. E un paio di soste a Delhi, l’ultima per la partenza di rientro.
Per dirla in rima – un bello spezzatino da cucinare a puntino – sia per il clima che per i differenti ambienti naturalistici e socioculturali.
Infine il viaggio prende forma e si tramuta in esperienza. Dopo 5 anni di assenza dall’India visitata sempre con piccoli gruppi, la decisione di viaggiare a misura mi ha dato una consapevolezza diversa.
In questo modo ti rendi conto che non è così scontata la scelta degli alberghi, delle guide, l’opzione di spettacoli o diversivi folcloristici autentici.
Durante la preparazione del viaggio qualche dubbio sugli hotel c’è stato, infatti non amo le categorie stellate di catene alberghiere diffuse a larga scala in molti paese del mondo che poi si rilevano autentiche cattedrali nel deserto. Parto da questa considerazione, quindi dalla fine del viaggio, per mettere in evidenza l’episodio vissuto a Delhi, in questo caso l’albergo l’avevo scelto io, non tenendo in considerazione le avvertenze che ci erano state date. Due le notti previste, la prima quale punto di avvio per le viste a Jaipur, Agra e Gwailor, la secondo per il rientro in Italia.

Nella foto, in alto: inconfondibile sagoma del Taj Mahal dopo il temporale
L’albergo, il nome ricorda le avventure di Salgari, non è lussuoso ha un arredo senza pretese, la dimensione della stanza è giusto a misura. Grossi tendaggi color nocciola nascondono un finestrone i cui vetri sono coperti da un’enorme autoadesivo con sfondo azzurro a disegni estivi, penso siano stati utilizzati per nascondere la struttura di fronte che è un altro albergo simile al nostro. Per fortuna c’è la possibilità di aprire una finestra seppure di dimensione ridotta che si affaccia su una stradina secondaria piuttosto sporca dove alcuni uomini sono intenti a separare, da sacchi neri, l’immondizia, mentre un altro uomo, proprio direttamente sotto il nostro sguardo, dorme sdraiato sopra un telo con il volto coperto da uno straccio per ripararsi dalla luce.
Convinta di avere optato per un delizioso alberghetto situato in una zona tranquilla della città, senza rendermi conto avevo scelto un hotel a 3 stelle nella zona situata ad Est, in un quartiere commerciale frequentato da grossisti.
L’albergo, invece, si affaccia su una strada piuttosto trafficata ed i locali attigui a prima vista non sembrano rassicuranti, le stradine adiacenti pullulano di persone intente in piccole attività, c’è gente di tutti i tipi, si vede solo qualche turista, qualcuno ha l’aria un po’ persa. Firmiamo un registro compilato a mano e poi ci accompagnano in stanza. Certo dopo le spaziose ed ariose camere dei precedenti alberghi, questa ci angustia un po’. Qui facciamo un’interessante scoperta, dopo poco un cameriere ci porta degli yogurt non ordinati, probabilmente confusi con la richiesta per la mattina.

Nella foto, in alto: Abahneri. Il rempio di Harshad, dedicato alla dea della gioia e della felicità
Scendendo con il cibo in mano chiediamo dov’è la sala pranzo. Non c’è! In questa struttura si mangia in camera.
Insomma non era quello che ci aspettavamo ma in fondo lo abbiamo scelto noi! Potrei cambiare contattando Aamish o direttamente Alessandra, sono certa che in breve ci troveremmo in una situazione più amena. Mi stupisce sempre la capacità di resiliere degli indiani, è connaturata nel proprio modo di vivere, a differenza della mia resistenza cresciuta nelle comodità di un benessere un po’ frusto e stanco. Infine decidiamo di restare per provare il vero stile indiano.
Per l’ultima notte l’assistente di Mistral, ha voluto personalmente verificare la camera e lo stato della struttura, voglio esternare che questo riguardo nei nostri confronti ci ha veramente fatto piacere, nonostante la scelta personale di rimanere, non eravamo abbandonate.
Infine attraverso Alessandra, la responsabile di Mistral in India, apprendiamo che gli indiani adorano mangiare in camera, quindi per determinate categorie ricettive la sala ristorante non c’è, il servizio viene fatto direttamente in camera, più tipico di così….
Poi con lei al rientro mi sono voluta confrontare perché al di là della soddisfazione di aver goduto un viaggio oltremodo le nostre aspettative, mi ha stimolato la curiosità di approfondire cosa ha reso così impalpabilmente sostenibile questa esperienza indiana.
Alessandra ha una voce giovanile dal tono pacato, lei vive in India da circa 40 anni e da sempre si occupa di viaggi. Per inciso lei è rappresentante per l’Italia su tutta l’area indiana, del Nepal e del Bhutan, un territorio davvero vasto. Non si occupa di marketing come sembrerebbe, di fatto gestisce le operazione con il proprio corrispondente, ogni anno torna in Italia, assieme alla responsabile del suo settore rivedono il catalogo della stagione aggiornando le proposte, e viene poi reso disponibile alle 5000 agenzie che attendono le offerte da presentare ad una eterogenea clientela tra viaggiatori veri e propri e turisti standard. Sottolinea che loro sono costruttori di viaggi.
Quest’anno il gruppo ha appena festeggiato i 50 anni con una crociera in Egitto, e lei ne vanta quaranta di presenza.
Il lavoro che lei svolge è molto articolato riguarda le operazioni sul campo, in sostanza tutto quanto attiene al movimento, alla logistica, all’assistenza del tour on the road, alle esigenze di pochi o di molti, agli imprevisti, detto in breve ad una assistenza diffusa.
Il fulcro di ciò e proprio qui, Alessandra da anni collabora in partnership con SenKay che ha radici indiane, il distinguo sta nel fatto che i loro teams conoscono in maniera dettagliata il territorio in cui operano . Nei tanti anni spesi in loco si è creato un network di contatti di relazioni e di costante presidio con gli uffici locali e di continuo aggiornamento monitorato da frequenti incontri. Non viene trascurata la formazione dei collaboratori, guide ed autisti, in India guidare è un’arte! L’India è un territorio complesso, non è un paese lineare come altri che trattiamo, le nostre tappe sono infinite, e quindi sono migliaia le possibilità da noi considerate. E’ un paese multidimensionale che corre a più velocità. Dalle opere ultramoderne delle megalopoli ai paesini rurali in cui ancora la tradizione è radicata nel quotidiano, un caleidoscopio geometrico del resto riflette la dimensione smisurata di questa nazione.
Le chiedo un breve excursus in merito al lungo impegno dedicato a gestire i viaggi, come si direbbe oggi, dal backstage.
C’era una tendenza per la ricerca culturale della destinazione dei paesi situati a lungo raggio, noi siamo stati tra i primi ad aprire verso i tre grandi colossi della cultura: Egitto, India, Cina.
Si parla degli anni 80 quando non esisteva il digitale, non c’era internet, non c’erano i cellulari, si operava con fax e telefoni fissi, eppure riuscivano a muovere una gran numero di persone. L’India degli anni 80 non è quella di oggi, e neppure il turismo. Allora c’era il turismo giovanile, poi è seguito il post Hippy e le altre tendenze come lo Yoga ecc…, nel mezzo per il turismo medio non c’era niente, altrimenti c’era il viaggio organizzato ad alto livello, ebbene noi eravamo quelli. Tenendo conto della struttura tecnologica e sociale di quei tempi, la meta indiana era più idonea ai viaggiatori. Pur avendo uffici disseminati in gran parte del territorio, la cura del gruppo era affidata agli accompagnatori che avevano un ruolo fondamentale perché erano loro a risolvere i problemi di qualsiasi evenienza.

Nella foto, in alto: Lonavla. Frotte di Karla. Scultura induista
Oggi con la tecnologia a disposizione è tutto più accessibile e puoi garantire un’assistenza ancora più efficiente e capillare, anche perché le situazioni si conoscono in tempo reale.
E infatti in questo viaggio ci siamo sentite seguite senza presenze invasive. Qualcuno, senza voler fare torto agli altri, qualcuno ci è rimasto per così dire nel “cuore” da Velu che ha sopportato i nostri lunghi ritardi, Rajesh che ci ha fatto scoprire l’autenticità indù, a Ravi, autista paziente e meticoloso che ci ha fatto conoscere luoghi e ristoranti particolari della sua amata Jaipur. Infine Aamish che attraverso la sua invisibile presenza multimediale ci ha seguito ed accompagnato per tutto il viaggio, solo all’ultima tappa verso l’aeroporto di Delhi si è palesato e come un cavaliere ci ha facilitato nella lunga coda del ceck-in.
Mi piacerebbe dilungarmi per parlare dell’altra esperienza vissuta in Maharashtra della ospitalità conviviale ricevuta al Samparc dove siamo state ospiti, del gioioso, coloratissimo, affascinate cerimoniale matrimonio indù di cui abbiamo goduto anche delle inaspettate tradizioni familiari, dell’autenticità del folclore locale, tutto ciò è segretamente scritto nel libro dei sentimenti intimi, può darsi che un domani vorrò renderlo noto.
Quando mi chiedono che viaggio è stato, non voglio dire banalmente bellissimo e indimenticabile, voglio invece dire che è stato funzionale ad ogni situazione lungi dall’orgogliosa pretesa del comune avventore, è stato vissuto cogliendo nelle opportunità del momento la pienezza della vita, di ciò che c’era con gratitudine d’animo e che di esso rimarrà un ricordo perfetto!
Graziella Salerno

