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Capo Verde. Sotto la pelle di Mindelo. Musica, corpi, stoffe e l’orgoglio di un’isola

MINDELO. E’ il cuore culturale e musicale di Capo Verde. Situato sull’Isola di São Vicente. Dietro il sipario di canzoni nostalgiche e facciate coloniali, c’è un’energia che a Mindelo si esprime attraverso i corpi, i tessuti e i piccoli gesti di ogni giorno. Se la musica è l’anima profonda di questa città, lo stile delle persone e il modo di stare in mezzo alla strada ne sono il palcoscenico visivo. Qui la vita scorre all’aperto e i marciapiedi si trasformano in una sfilata spontanea, dove l’orgoglio africano si mescola con una naturale eleganza transatlantica. Basta sedersi per mezz’ora ai tavolini del Café Lisboa per accorgersi che da queste parti l’abito non è mai un dettaglio superficiale, ma una dichiarazione di dignità.

I mindelenses hanno una cura innata per il proprio aspetto che salta subito all’occhio. Si incrociano sguardi e stili diversi a ogni angolo. Ci sono le donne più anziane, quelle con la schiena dritta e il portamento regale, che stringono le stoffe tradizionali intorno ai fianchi o le usano per bilanciare i cesti sulla testa con una grazia d’altri tempi. Accanto a loro camminano i ragazzi, che preferiscono uno stile decisamente più urbano influenzato dall’hip-hop europeo e americano, ma reinterpretato con i colori accesi del tropico. Anche nelle giornate di caldo più torrido, nessuno cede alla trasandatezza. C’è un rispetto profondo per se stessi e per gli altri nel presentarsi al mondo in ordine, stirati di tutto punto, quasi fosse un codice d’onore non scritto.

Nella foto, in alto: il famoso Carnevale di Mindelo

Questa cura per la rappresentazione di sé diventa un’ossessione collettiva quando si avvicina il Carnevale. Questa non è solo una festa, ma un rito sociale che impegna sarti, artigiani e intere famiglie dei quartieri popolari per un anno intero nei retrobottega e nei cortili. Nelle settimane di vigilia, l’atmosfera si scalda con la comparsa dei mandingas. Sono ragazzi del posto che si dipingono il corpo di nero lucido con olio e carbone e sfilano con gonne di paglia. È una performance visiva potentissima e viscerale, un richiamo alle radici africane che scuote l’architettura europea della città. Nei giorni ufficiali, poi, la sfilata si trasforma in un trionfo di piume e paillettes cucite a mano notte dopo notte, che non ha nulla da invidiare a quella di Rio de Janeiro per creatività e passione.

Quando il sole finalmente cala e l’aria si rinfresca, il costume sociale impone un ultimo, immancabile rito: il passeio, la passeggiata lenta in Praça Nova. Ci si veste con l’abito buono per farsi vedere, scambiare due chiacchiere e incrociare gli sguardi. Le ragazze mostrano acconciature curatissime, dove le treccine afro lasciano spesso il posto a pieghe geometriche audaci, mentre gli uomini scelgono camicie leggere ma dal taglio impeccabile. In questo fazzoletto di terra in mezzo all’Atlantico, le tendenze globali non vengono subite. I locali le masticano, le mescolano con la propria storia e le restituiscono al mondo con un’attitudine unica, quella di chi sa che la bellezza e l’eleganza sono, prima di tutto, una bellissima forma di resistenza quotidiana.

Eradis Josende Oberto


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