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Addio a D’angelo. Il mondo della musica piange il Re del Neo – Soul

Nella foto, in alto: D’Angelo

Il mondo della musica piange la perdita di un innovatore straordinario. Michael Eugene Archer, noto a livello mondiale con lo pseudonimo di D’Angelo, è scomparso ieri, 14 ottobre, a New York all’età di 51 anni, dopo aver combattuto privatamente negli ultimi mesi contro un tumore al pancreas.
Nato a Richmond il 11 febbraio 1974, figlio di un ministro pentecostale, D’Angelo aveva iniziato a suonare il pianoforte fin da bambino, formandosi all’interno della tradizione gospel prima di rivoluzionare l’R&B moderno. Con il suo album di debutto, Brown Sugar (1995), l’artista ha ridefinito le coordinate della black music, diventando il capostipite del movimento “neo-soul” insieme a figure del calibro di Erykah Badu e Lauryn Hill.
Il successo planetario e definitivo è arrivato nel 2000 con il capolavoro Voodoo, trainato dal celebre e magnetico singolo Untitled (How Does It Feel), che gli è valso il Grammy Award per la miglior interpretazione vocale maschile R&B. Dopo un lungo isolamento dalle scene durato ben quattordici anni, nel 2014 era tornato a sorpresa con Black Messiah, un album denso, politico e acclamato all’unanimità dalla critica.
Con la sua scomparsa prematura, la musica contemporanea perde uno dei suoi polistrumentisti e interpreti più puri, un genio schivo che ha saputo fondere jazz, funk e hip-hop in un suono eterno.

Riccardo Motta

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