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Yagly Gures, lotta turca dal cerimoniale simile al Sumo


Nella foto, in alto: un combattimento di Yagly Gures

Se avete in animo un viaggio in Turchia per la stagione calda, sappiate che ogni anno, da fine giugno ai primi di luglio, si svolge a Edirne (situata nella Tracia turca, prossima ai confini con Grecia e Bulgaria e conosciuta nei tempi antichi con il nome di “Adrianopoli”) il “Kyrkpynar”, cosiddetto poiché si tiene esattamente a Kirkpinar (16 km. da Edirne). Ovvero, il campionato di lotta turca (yagly gures). L’evento desta modesta attenzione fuori dalla Turchia (nonostante oggi gli atleti arrivino anche a mille). Tranne che nei Paesi Bassi che, dal 1990, hanno indetto campionati annuali di lotta turca. Gare di yagly gures si svolgono anche nel Paese del Sol Levante.“Narra la tradizione che nel 1346 Suleyman Pasa, dopo aver conquistato fortezze e città della Tracia si accampò a Samona (Ahirkoy) nelle vicinanze di Adrianopoli (città fondata dall’imperatore romano Traiano, ndr.), con quaranta guerrieri.Come accadeva spesso durante la sosta, i guerrieri organizzarono degli incontri di lotta. Gli ultimi due, rimasti in gara, lottarono molto senza che l’uno riuscisse a prevalere sull’altro. In una seconda occasione, che coincideva con la festa annuale della Primavera, i due contendenti ripresero i combattimenti, ininterrottamente, fino all'arrivo della notte. La lotta ebbe termine soltanto perché i due, stremati, morirono Furono sepolti sotto una pianta di fico. I compagni, quando ritornarono qualche tempo dopo, scoprirono che, sul luogo, erano scaturite numerose sorgenti d’acqua. E fu così che quel posto prese il nome di Kirkpinar (quaranta sorgenti).Più tardi, in memoria dei due eroi e per inaugurare la conquista di Adrianopoli (che sarebbe diventata, con il nome di Edirne, la capitale dell’impero Ottomano), il sultano Murad I vi fece disputare il primo torneo di lotta. Quindi il torneo di Kirkpinar, a somiglianza degli antichi giochi, prende origine da una celebrazione funebre (tratto dal libro “Kirkpinar”, edizioni Mazzotta. ndr.). La gara ha luogo sull’isola di Sarayici -formata dal fiume Tunca- e i festeggiamenti che l’accompagnano durano una settimana. Questi sono, oltremodo, divertenti e interessanti –tra l’altro- poiché vedono la presenza degli zingari che vengono da ogni parte dell’Europa per assistere agli scontri dell’arena. Occasione ghiotta per il turista che potrà assistere al famoso spettacolo degli orsi ballerini. I gareggianti si cospargono di olio dalla testa ai piedi (la lotta viene chiamata anche Turkish Oil Wrestling) e indossano pantaloni in pelle (“Kispet”, fatti di pelle di bufalo e pesanti circa tredici chili) che arrivano fin sotto il ginocchio. Le gare si svolgono all’aperto, su un terreno erboso. Il cazgir o salavatci, maestro delle cerimonie, presenta i lottatori al pubblico e li convoca per il combattimento recitando versi e preghiere. Il cerimoniale somiglia molto a quello del sumo: nel pesrev, fase preparatoria al combattimento, al suono di davul e zurna, i lottatori avanzano e retrocedono per tre volte. Quindi, iniziano i rituali del saluto e della preghiera. Gli atleti, a fianco a fianco e di fronte alla giuria, piegano il ginocchio destro sul suolo, appoggiano la mano sinistra alla cintura e si chinano per baciare la terra con la destra, portando poi la mano al cuore, alle labbra e alla fronte. Quindi si rialzano inchinandosi con grande solennità. Al saluto seguono alcuni istanti fatti di salti e incitamenti al grido di “hayda pehlivandar”. Quindi i sorteggiati, prima di affrontarsi, si incrociano varie volte, toccandosi reciprocamente i polpacci, la schiena e stringendosi il collo e le mani a più riprese. Poi, iniziano il combattimento. La vittoria si consegue in vari modi: quando l’avversario viene messo con le spalle e terra, o è in condizione di manifesta inferiorità, o viene proiettato su un fianco, in modo che spalla ed anca tocchino contemporaneamente il suolo, oppure viene sollevato da terra e trasportato per tre passi. Se il vincitore del torneo annuale (spehlivan) rimane in carica per tre anni consecutivi, riceve l’altin kemer, una cintura dorata. Secondo antiche usanze, oltre ai premi in denaro, vengono donati cavalli, montoni e tori

Irene Pasquinucci

30 / 12 / 2011




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