XII CAMPIONATO EUROPEO DI LOTTE CELTICHE E DE ISTRUMPA

Nella foto in alto: Sa Strumpa, o Lotta Sarda
Intervento di Tonino Bussu, Sindaco di Ollolai, ai XII Campionati di Lotta Celtica e Sa Strumpa
Benevennios a Ollolai!
Benvenuti a Ollolai!
Il tradizionale saluto, in lingua sarda ed italiana, di benvenuto ad Ollolai agli ospiti quest’anno non è più sufficiente perché i partecipanti appartengono ad altre culture ed etnie per cui bisognerebbe pronunciarlo anche in spagnolo, in bretone, in scozzese, francese, inglese,olandese e austriaco, tanti e tali sono i gruppi che domani parteciperanno al XII Campionato europeo di lotte celtiche e di Istrumpa che si terrà a Ollolai il 12 e 13 luglio, e tanti sono i relatori impegnati nell’odierno convegno sull’argomento.
Questo convegno e il campionato stesso hanno una particolare valenza culturale perché dimostra il grande contributo che una piccola comunità può dare nel recupero e valorizzazione delle abilità e risorse umane proprie fino ad ieri sottovalutate a tal punto da rischiare di cadere nel più completo oblio.
Il recupero di questa lotta tradizionale ha permesso a Ollolai di prendere contatti con altre realtà etniche europee contribuendo così alla conoscenza più profonda e concreta di questi popoli e di queste culture che arricchiscono l’Europa stessa, la rendono più reale, più vicina e ci permettono di scoprire che il vecchio continente, al di là degli Stati Nazionali, ha un patrimonio culturale, etnografico, ludico e folclorico di inestimabile valore.
Questi incontri e questi confronti avvicinano i popoli, li uniscono, stimolano alla collaborazione, alla ricerca, alla tolleranza e alla fratellanza.
Lo spirito di appartenenza, interpretato in senso positivo e costruttivo, invece di diventare ostacolo alla collaborazione e motivo di scontro nella corsa alla supremazia di un popolo sull’altro, porta ad una confronto leale ed emulativo per migliorare se stessi e rispettare gli altri, per esaltare i propri valori, che poi sono universalmente diffusi, e combattere i disvalori purtroppo altrettanto universalmente diffusi.
E’ il villaggio reale, con le sue tradizioni, i suoi usi, i suoi modi di fare, la sua filosofia che contribuisce alla costruzione del villaggio globale in modo democratico e solidale, rifuggendo dai singoli egoismi e creando i presupposti per una convivenza pacifica e fruttuosa.
Chi avrebbe immaginato che s’istrumpa sarda fosse diffusa in tutta l’Europa e non solo?
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Chi fino a pochi decenni fa avrebbe pensato che anche in altre realtà europee si svolgeva un tipo di lotta che con nomi diversi, dal gouren al back-hold, era molto simile a quella dei pastori e contadini sardi?
Invece questa pratica sportiva ha permesso agli atleti ollolaesi e sardi di partecipare ormai in piena regola ai campionati internazionali di lotte popolari che, a cadenza biennale si svolgono in varie città europee.
Così sos gherradores, istrumpadores di Ollolai hanno gareggiato nei campionati internazionali in Bretagna, nel 1995, nel Lèon(Spagna) nel 1997, a Carlisle in Inghilterra e quest’anno la Federazione di S’istrumpa , insieme all’Amministrazione Comunale , in collaborazione con la Regione Autonoma della Sardegna, la Provincia di Nuoro ed altri enti e organismi, si sono assunti l’onere di organizzare a Ollolai il XII campionato internazionale.
Per la Federazione S’Istrumpa e per l’Amministrazione Comunale è motivo di orgoglio riuscire a dare un piedistallo culturale a questa lotta con il presente convegno e ospitare questi atleti a Ollolai dove,oltre alle sfide e all’agonismo sportivo vero e proprio, si potrà apprezzare l’immagine di una comunità che, dinanzi al fatalismo pessimistico che spesso porta all’inutile e dannoso secolare piagnisteo, intende proporsi con la sua identità alla costruzione di un’Europa dei popoli e al recupero delle culture plurimillenarie.
Per conoscere s’istrumpa bisogna prima di tutto capire il significato della parola.
Max Leopoldo Wagner, lo studioso tedesco di lingua sarda, nel suo DES, alla parola istrumpare dice::
istrampare, , deo dd’istrampo a terra(io lo butto a terra); strumpai, campidanese, ‘gettare a terra, fare cadere lungo disteso(Sarrabus: strumpai ‘buttare con violenza per terra l’animale impastoiato per marchiarlo col ferro rovente), gherrare a s’istrumpa(Nuoro); pigai a strùmpas(campidanese) afferrai a istrùmpas(Milis); gherrare a istrùmpas(Busachi); gerrai a istrùmpas(Perdas de Fogu); dzgare a istrampàdas(Santu Lussurgiu); giogare a istrampàdas(Macomer ‘lottare afferrandosi alla cintura e cercando di stramazzare l’avversario’.
Enzo Espa,, studioso di lingua sarda e scrittore, nel suo dizionario sardo-italiano dei parlanti la lingua logudorese, edito nel 1999,alla parola istrumpa dice:
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prova di forza sardesca molto simile alla lotta greco-romana. A ti la jocas un’istrumpa?Gareggi con me nella lotta sardesca?; s’istrumpa l’an bocada a campu sos de Ollollai, la lotta libera l’anno riesumata gli ollolaesi; in s’istrumpa una manu deppet istringher a s’ateru brùssiu, nella lotta sardesca la mano deve stringere il polso dietro la schiena; in s’istrùmpa s’abilidade contat prus de sa forza, nella lotta sardesca l’abilità conta più della forza.
Mario Puddu,scrittore in lingua sarda, nel suo Ditzionariu de sa limba sarda, alla parola istrumpa dice:
strumpa, zenia de guerra chi si faghet a zogu aferrendesi s’unu cun s’ateru a chitu a bratzos fadhidos e chircandhe de che gettare s’ateru a terra dorchindhelu, parèndheli s’anca e gai binchet chie, pro abbistesa, betat a terra e si colat a s’ateru suta; zenias de istrumpa podent essere a totu chitu, e a chitu partidu. Un’istrumpa trissinada a chitu partidu. In Ollolai faghen su campionadu de s’istrumpa.
Le testimonianze , infatti, della pratica de s’istrumpa risalgono al periodo nuragico e questa antica lotta è rappresentata e artisticamente esaltata in due statuine, due bronzetti nuragici rinvenuti a Uta a Monte Arcosu, segno che questo sport, come pratica sicuramente religiosa, era molto diffuso in Sardegna.
I due bronzetti sono stati studiati da studiosi di arte nuragici e da archeologi.
Di loro il prof. Giovanni Lilliu, massimo studioso di archeologia in Sardegna ed Accademico dei Lincei, dice:
Su un perno a piastrina divaricato al basso in due apici o spine per inserirlo nella massa di piombo che lo fissava alla tavola dell’offerta, è saldato un gruppo di figurine in lotta.
Sono figurine di soldati, o forse meglio di atleti, il cui tipo fisico, vestito e stile mostrano identità perfetta con quelli dei nn. 8-10. Anzi è come se i personaggi dei nn. 9-10 dall’atteggiamento di omaggio prima della gara (cioè di dedicazione della gara stessa e di propiziazione della vittoria), fossero passati all’agone effettivo.
La gara è ormai giunta al suo termine perché il vincitore ha steso a terra bocconi il rivale e, come artigliandoli i piedi con i propri(insieme fusi) e afferandogli ambe le braccia al polso per immobilizzarlo, ne trionfa definitivamente incombendogli col peso del corpo e calcandogli con le
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ginocchia le anche. Al vinto non resta, in un supremo sforzo, che rivolgere, per quel che può, il capo verso il vincitore per implorarne, forse, la grazia.
La composizione è fatta per essere vista principalmente di profilo, ma la legge della frontalità gioca tanto che la testa dell’atleta vinto, per quanto il corpo sia tutto teso e allungato su un piano orizzontale profilato, è esibita di prospetto perché se ne leggano i particolari fisionomici. La veduta di profilo dà tutta l’estensione del gruppo e permette di apprezzarne l’intera azione, il pieno movimento, ma non di leggere al completo i particolari formali e di contenuto(tratti fisionomici, vesti, ecc.). A tal fine la veduta di profilo è utilmente integrata dalla visione prospettica nella quale la parte superiore della figura del vincitore è chiaramente descritta nei segni del viso, nella veste, nel pugnaletto, e lo è pure, sebbene limitatamente al petto e alle spalle,quella dell’atleta soccombente il cui vano sforzo di divincolarsi risulta espresso nel leggero inarcamento in alto della testa e del collo.
La veduta frontale ci dà la misura della costruzione geometrica del gruppo, con la figurina del vinto inclusa entro la cornice delle lunghe e tese braccia del vincitore; e suggerisce una prospettiva ingenua di piani che dal primo –dato dalla linea orizzontale dele spalle del vinto- per quello verticale del vincitore, passa, chiudendo il campo, al piano fondale segnato dal corpo e dalla testa del vincitore stesso. Molto elegante appare la linea superiore di quest’ultimo, vista di profilo. Continua, flessuosa, movimentata, sottolinea la vibrante vivacità del corpo di chi ha trionfato, in perfetta coerenza di tratto espressivo e di espressione stessa, mentre nel corpo rigidamente teso del vinto, così modellato per contrasto, tace ormai ogno moto agonistico e scende l’inerzia mortale di chi affida unicamente alla pietà del più forte.
La piccola ma bella composizione della ‘lotta’ non rappresenta una generica gara sportiva di lotta libera, ma un ludo ‘religioso’ che doveva essere frequente nelle feste celebrate nei grandi santuari nuragici. In questi luoghi di culto, come a Santa Vittoria di Serri, speciali recinti dalla forma di un circo accoglievano la folla che frequentava periodicamente la sagra, e qui gli atleti offrivano lo spettacolo alla divinità e dilettavano i festaioli.
Da notare la sottile banda ad anelli concentrici sul polpaccio destro del vincitore, forse una fascia per evitare strappi muscolari, o un segno di distinzione.(Giovanni Lilliu)-
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Questo il frutto di un’artista nuragico. E i letterati?
Per avere documenti di lotta in letteratura dobbiamo risalire a Omero che ce ne parla nell’Odissea.
E se, come dice il giornalista di Repubblica Sergio Frau, autore dell’ormai famosa opera “Le colonne d’Ercole”, Atlantide è l’omerica isola dei Feaci, di Nausicaa, e se l’isola dei Feaci è la Sardegna, allora, Omero nel canto VIII dell’Odissea quando parla di lotta, parla di istrumpa e dice: “Usciamo adesso e facciamo prova di giochi d’ogni specie che lo straniero(Ulisse9)narri agli amici, tornato a casa, quanto eccelliamo su tutti nel pugilato e alla lotta, e nella corsa e nel salto”.
Da allora un velo di silenzio ha avvolto per secoli e millenni questa pratica sportiva. Non si sono di essa curati gli artisti né i letterati, mentre tra le popolazioni sarde durante particolari occasioni la lotta era sempre praticata e seguita con molto entusiasmo.
Infatti non c’era tosatura senza istrumpa , non c’era incontro tra giovani dove qualcuno non veniva coinvolto in questa lotta, ma il momento chiamiamolo istituzionale in cui s’istrumpa rappresentava l‘orgoglio di una comunità era la visita di leva, che si svolgeva in Sardegna nei vari centri annualmente.
Partecipavano in questa occasione molti giovani provenienti da quattro o cinque centri; nella nostra zona erano sede di mandamento militare Gavoi, Orani, Bitti ecc.
I giovani dei paesi viciniori venivano sottoposti a visita per il servizio militare e, una volta effettuati gli adempimenti ufficiali, si sfidavano a s’istrumpa.
Le squadre erano divise per paese, ogni lottatore rappresentava la propria comunità; alla fine di lunghe e appassionate lotte, dove l’abilità e la forza coniugate con l’intuito e la furbizia e sa trassa, veniva sempre proclamato un vincitore, che non vinceva mai a titolo personale, ma in nome dell’intera comunità che rappresentava ; era infatti espressione di quella comunità e per quell’anno il vero vincitore era proprio il paese di appartenenza.
Queste visite e appuntamenti si sono susseguiti per decenni e avevano sempre come epilogo s’istrumpa.
Questo appuntamento durò fino al 1964, dal 1965 in poi le visite di leva venivano concentrate a Cagliari e quindi, scomparendo il teatro
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dell’incontro zonale, scomparve anche la lotta soprattutto in quella occasione.
A Ollolai, come in tutti i paesi della Sardegna, cadde così in disuso s’istrumpa per cui, se un gruppo di giovani, negli anni ottanta non si fosse prefisso di recuperarla, sarebbe caduta completamente nel dimenticatoio.
Invece questi giovani ollolaesi cominciarono a organizzare campionati zonali, indagarono presso gli anziani e dalle testimonianze orali ricavarono un regolamento specifico, scelsero tecniche e ripristinarono questa antica lotta creando i presupposti non solo per il suo recupero a Ollolai, ma anche per la sua diffusione in molti altri centri della Sardegna.
Ben presto l’associazione divenne federazione e i campionati da zonali si svolsero a livello regionale, nazionale e internazionale contribuendo a rafforzare questa pratica sportiva, che ha ottenuto anche il riconoscimento del CONI, che oggi vanta un buon nutrito gruppo di atleti diffusi in molte realtà dell’isola che si allenano con regolarità e che partecipano ai vari appuntamenti agonistici.
Ultimamente anche l’arte si è occupata di questa pratica sportiva; infatti si è scoperto che negli anni cinquanta del secolo scorso è stata rappresentata in un dipinto del celebre pittore di Olzai Carmelo Floris: è la prima attenzione di un artista nei confronti di s’istrumpa dopo i bronzetti di Uta.
A fine anni novanta l’amministrazione comunale commissiona all’artista nuorese Pietro Costa una scultura per rappresentare due istrumpadores che oggi giganteggiano nella piazza centrale del paese.
Ma l’attenzione dell’arte verso questa disciplina, dopo tre mila anni di silenzio, è testimoniata anche da alcune sculture in bronzo frutto dell’ingegno artistico di Giampiero Columbu, un gherraradore-artista di Ollolai.
Ma la stampa, la televisione e le riviste specializzate sono molto interessati a questo sport e finalmente anche la scuola e l’università, con progetti specifici e con tesi di laurea, cominciano a dare a questa disciplina sportiva il giusto peso.
Oggi, a quasi vent’ani di distanza dalle prime gare, di strada ne è stata fatta tanta sia nella preparazione e abilità degli atleti, sia nelle iniziative che sono state organizzate insieme a s’istrumpa come mostre fotografiche,rassegne stampa e , negli ultimi giorni, una interessante
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estemporanea di pittura dove venti artisti sardi hanno immortalato nelle loro tele questa ancestrale lotta pastorale.
Era la prima volta che si svolgeva una manifestazione artistica dedicata a s’istrumpa e questa iniziativa era stata voluta proprio per sensibilizzare gli artisti su questa tradizione per cui oggi, tra dipinti sculture in bronzo e in terracotta, i quadri dell’estemporanea possiamo dire che s’istrumpa è entrata nella storia dell’arte della Sardegna.
Pertanto da Ollolai parte un appello agli artisti, ai poeti, agli scrittori perché nelle loro opere descrivano questa pratica sportiva antichissima che ha accompagnato nei secoli feste, tosature, incontri conviviali, creando momenti sì anche di tensione, ma soprattutto di entusiasmo, di svago e di prove di abilità e destrezza.
Un appello da Ollolai va anche alla scuola e all’università e all’Accademia perché per questa tematica vi sia un’attenzione maggiore e si superino secoli di silenzio e di oblio.
Un famoso artista sassarese, Vidèo Anfossi, i giorni scorsi ha inteso regalare al Comune di Ollolai una bella e preziosa scultura in terracotta raffigurante due gherradores che lottano a s’istrumpa e che l’autore ha dedicato ad Andrea Multineddu, suo amico e valente lottatore.
Possiamo dire che oggi s’istrumpa può aspirare a essere inclusa tra le discipline che partecipano alle Olimpiadi. Questo sarà il prossimo traguardo che ci porremo come Federazione e come Amministrazione Comunale.
Adesso andremo con maggior sicurezza a questo dodicesimo campionato internazionale che abbiamo voluto precedere con questo primo convegno internazione di s’istrumpa dove, studiosi sardi, italiani, bretoni, e spagnoli, che ringraziamo in anticipo, tratteranno questo argomento dal punto di vista sportivo, storico, sociale, culturale e didattico a dimostrazione ulteriore che s’istrumpa è definitivamente uscita dall’oblio e entra a tutti gli effetti nella storia, nell’arte, nella cultura e nello sport.
A medas annos!
Ollolai, luglio 2003
Tonino Bussu
Sindaco di Ollolai
che si terrà a Ollolai il 12 e 13 luglio, e tanti sono i relatori impegnati nell’odierno convegno sull’argomento.
Questo convegno e il campionato stesso hanno una particolare valenza culturale perché dimostra il grande contributo che una piccola comunità può dare nel recupero e valorizzazione delle abilità e risorse umane proprie fino ad ieri sottovalutate a tal punto da rischiare di cadere nel più completo oblio.
Il ricupero di questa lotta tradizionale ha permesso a Ollolai di prendere contatti con altre realtà etniche europee contribuendo così alla conoscenza più profonda e concreta di questi popoli e di queste culture che arricchiscono l’Europa stessa, la rendono più reale, più vicina e ci permettono di scoprire che il vecchio continente, al di là degli Stati Nazionali, ha un patrimonio culturale, etnografico, ludico e folclorico di inestimabile valore.
Questi incontri e questi confronti avvicinano i popoli, li uniscono, stimolano alla collaborazione, alla ricerca, alla tolleranza e alla fratellanza.
Lo spirito di appartenenza, interpretato in senso positivo e costruttivo, invece di diventare ostacolo alla collaborazione e motivo di scontro nella corsa alla supremazia di un popolo sull’altro, porta ad una confronto leale ed emulativo per migliorare se stessi e rispettare gli altri, per esaltare i propri valori, che poi sono universalmente diffusi, e combattere i disvalori purtroppo altrettanto universalmente diffusi.
E’ il villaggio reale, con le sue tradizioni, i suoi usi, i suoi modi di fare, la sua filosofia che contribuisce alla costruzione del villaggio globale in modo democratico e solidale, rifuggendo dai singoli egoismi e creando i presupposti per una convivenza pacifica e fruttuosa.
Chi avrebbe immaginato che s’istrumpa sarda fosse diffusa in tutta l’Europa e non solo?
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Chi fino a pochi decenni fa avrebbe pensato che anche in altre realtà europee si svolgeva un tipo di lotta che con nomi diversi, dal gouren al back-hold, era molto simile a quella dei pastori e contadini sardi?
Invece questa pratica sportiva ha permesso agli atleti ollolaesi e sardi di partecipare ormai in piena regola ai campionati internazionali di lotte popolari che, a cadenza biennale si svolgono in varie città europee.
Così sos gherradores, istrumpadores di Ollolai hanno gareggiato nei campionati internazionali in Bretagna, nel 1995, nel Lèon(Spagna) nel 1997, a Carlisle in Inghilterra e quest’anno la Federazione di S’istrumpa , insieme all’Amministrazione Comunale , in collaborazione con la Regione Autonoma della Sardegna, la Provincia di Nuoro ed altri enti e organismi, si sono assunti l’onere di organizzare a Ollolai il XII campionato internazionale.
Per la Federazione S’Istrumpa e per l’Amministrazione Comunale è motivo di orgoglio riuscire a dare un piedistallo culturale a questa lotta con il presente convegno e ospitare questi atleti a Ollolai dove,oltre alle sfide e all’agonismo sportivo vero e proprio, si potrà apprezzare l’immagine di una comunità che, dinanzi al fatalismo pessimistico che spesso porta all’inutile e dannoso secolare piagnisteo, intende proporsi con la sua identità alla costruzione di un’Europa dei popoli e al recupero delle culture plurimillenarie.
Per conoscere s’istrumpa bisogna prima di tutto capire il significato della parola.
Max Leopoldo Wagner, lo studioso tedesco di lingua sarda, nel suo DES, alla parola istrumpare dice::
istrampare, , deo dd’istrampo a terra(io lo butto a terra); strumpai, campidanese, ‘gettare a terra, fare cadere lungo disteso(Sarrabus: strumpai ‘buttare con violenza per terra l’animale impastoiato per marchiarlo col ferro rovente), gherrare a s’istrumpa(Nuoro); pigai a strùmpas(campidanese) afferrai a istrùmpas(Milis); gherrare a istrùmpas(Busachi); gerrai a istrùmpas(Perdas de Fogu); dzgare a istrampàdas(Santu Lussurgiu); giogare a istrampàdas(Macomer ‘lottare afferrandosi alla cintura e cercando di stramazzare l’avversario’.
Enzo Espa,, studioso di lingua sarda e scrittore, nel suo dizionario sardo-italiano dei parlanti la lingua logudorese, edito nel 1999,alla parola istrumpa dice:
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prova di forza sardesca molto simile alla lotta greco-romana. A ti la jocas un’istrumpa?Gareggi con me nella lotta sardesca?; s’istrumpa l’an bocada a campu sos de Ollollai, la lotta libera l’anno riesumata gli ollolaesi; in s’istrumpa una manu deppet istringher a s’ateru brùssiu, nella lotta sardesca la mano deve stringere il polso dietro la schiena; in s’istrùmpa s’abilidade contat prus de sa forza, nella lotta sardesca l’abilità conta più della forza.
Mario Puddu,scrittore in lingua sarda, nel suo Ditzionariu de sa limba sarda, alla parola istrumpa dice:
strumpa, zenia de guerra chi si faghet a zogu aferrendesi s’unu cun s’ateru a chitu a bratzos fadhidos e chircandhe de che gettare s’ateru a terra dorchindhelu, parèndheli s’anca e gai binchet chie, pro abbistesa, betat a terra e si colat a s’ateru suta; zenias de istrumpa podent essere a totu chitu, e a chitu partidu. Un’istrumpa trissinada a chitu partidu. In Ollolai faghen su campionadu de s’istrumpa.
Le testimonianze , infatti, della pratica de s’istrumpa risalgono al periodo nuragico e questa antica lotta è rappresentata e artisticamente esaltata in due statuine, due bronzetti nuragici rinvenuti a Uta a Monte Arcosu, segno che questo sport, come pratica sicuramente religiosa, era molto diffuso in Sardegna.
I due bronzetti sono stati studiati da studiosi di arte nuragici e da archeologi.
Di loro il prof. Giovanni Lilliu, massimo studioso di archeologia in Sardegna ed Accademico dei Lincei, dice:
Su un perno a piastrina divaricato al basso in due apici o spine per inserirlo nella massa di piombo che lo fissava alla tavola dell’offerta, è saldato un gruppo di figurine in lotta.
Sono figurine di soldati, o forse meglio di atleti, il cui tipo fisico, vestito e stile mostrano identità perfetta con quelli dei nn. 8-10. Anzi è come se i personaggi dei nn. 9-10 dall’atteggiamento di omaggio prima della gara (cioè di dedicazione della gara stessa e di propiziazione della vittoria), fossero passati all’agone effettivo.
La gara è ormai giunta al suo termine perché il vincitore ha steso a terra bocconi il rivale e, come artigliandoli i piedi con i propri(insieme fusi) e afferandogli ambe le braccia al polso per immobilizzarlo, ne trionfa definitivamente incombendogli col peso del corpo e calcandogli con le
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ginocchia le anche. Al vinto non resta, in un supremo sforzo, che rivolgere, per quel che può, il capo verso il vincitore per implorarne, forse, la grazia.
La composizione è fatta per essere vista principalmente di profilo, ma la legge della frontalità gioca tanto che la testa dell’atleta vinto, per quanto il corpo sia tutto teso e allungato su un piano orizzontale profilato, è esibita di prospetto perché se ne leggano i particolari fisionomici. La veduta di profilo dà tutta l’estensione del gruppo e permette di apprezzarne l’intera azione, il pieno movimento, ma non di leggere al completo i particolari formali e di contenuto(tratti fisionomici, vesti, ecc.). A tal fine la veduta di profilo è utilmente integrata dalla visione prospettica nella quale la parte superiore della figura del vincitore è chiaramente descritta nei segni del viso, nella veste, nel pugnaletto, e lo è pure, sebbene limitatamente al petto e alle spalle,quella dell’atleta soccombente il cui vano sforzo di divincolarsi risulta espresso nel leggero inarcamento in alto della testa e del collo.
La veduta frontale ci dà la misura della costruzione geometrica del gruppo, con la figurina del vinto inclusa entro la cornice delle lunghe e tese braccia del vincitore; e suggerisce una prospettiva ingenua di piani che dal primo –dato dalla linea orizzontale dele spalle del vinto- per quello verticale del vincitore, passa, chiudendo il campo, al piano fondale segnato dal corpo e dalla testa del vincitore stesso. Molto elegante appare la linea superiore di quest’ultimo, vista di profilo. Continua, flessuosa, movimentata, sottolinea la vibrante vivacità del corpo di chi ha trionfato, in perfetta coerenza di tratto espressivo e di espressione stessa, mentre nel corpo rigidamente teso del vinto, così modellato per contrasto, tace ormai ogno moto agonistico e scende l’inerzia mortale di chi affida unicamente alla pietà del più forte.
La piccola ma bella composizione della ‘lotta’ non rappresenta una generica gara sportiva di lotta libera, ma un ludo ‘religioso’ che doveva essere frequente nelle feste celebrate nei grandi santuari nuragici. In questi luoghi di culto, come a Santa Vittoria di Serri, speciali recinti dalla forma di un circo accoglievano la folla che frequentava periodicamente la sagra, e qui gli atleti offrivano lo spettacolo alla divinità e dilettavano i festaioli.
Da notare la sottile banda ad anelli concentrici sul polpaccio destro del vincitore, forse una fascia per evitare strappi muscolari, o un segno di distinzione.(Giovanni Lilliu)-
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Questo il frutto di un’artista nuragico. E i letterati?
Per avere documenti di lotta in letteratura dobbiamo risalire a Omero che ce ne parla nell’Odissea.
E se, come dice il giornalista di Repubblica Sergio Frau, autore dell’ormai famosa opera “Le colonne d’Ercole”, Atlantide è l’omerica isola dei Feaci, di Nausicaa, e se l’isola dei Feaci è la Sardegna, allora, Omero nel canto VIII dell’Odissea quando parla di lotta, parla di istrumpa e dice: “Usciamo adesso e facciamo prova di giochi d’ogni specie che lo straniero(Ulisse9)narri agli amici, tornato a casa, quanto eccelliamo su tutti nel pugilato e alla lotta, e nella corsa e nel salto”.
Da allora un velo di silenzio ha avvolto per secoli e millenni questa pratica sportiva. Non si sono di essa curati gli artisti né i letterati, mentre tra le popolazioni sarde durante particolari occasioni la lotta era sempre praticata e seguita con molto entusiasmo.
Infatti non c’era tosatura senza istrumpa , non c’era incontro tra giovani dove qualcuno non veniva coinvolto in questa lotta, ma il momento chiamiamolo istituzionale in cui s’istrumpa rappresentava l‘orgoglio di una comunità era la visita di leva, che si svolgeva in Sardegna nei vari centri annualmente.
Partecipavano in questa occasione molti giovani provenienti da quattro o cinque centri; nella nostra zona erano sede di mandamento militare Gavoi, Orani, Bitti ecc.
I giovani dei paesi viciniori venivano sottoposti a visita per il servizio militare e, una volta effettuati gli adempimenti ufficiali, si sfidavano a s’istrumpa.
Le squadre erano divise per paese, ogni lottatore rappresentava la propria comunità; alla fine di lunghe e appassionate lotte, dove l’abilità e la forza coniugate con l’intuito e la furbizia e sa trassa, veniva sempre proclamato un vincitore, che non vinceva mai a titolo personale, ma in nome dell’intera comunità che rappresentava ; era infatti espressione di quella comunità e per quell’anno il vero vincitore era proprio il paese di appartenenza.
Queste visite e appuntamenti si sono susseguiti per decenni e avevano sempre come epilogo s’istrumpa.
Questo appuntamento durò fino al 1964, dal 1965 in poi le visite di leva venivano concentrate a Cagliari e quindi, scomparendo il teatro
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dell’incontro zonale, scomparve anche la lotta soprattutto in quella occasione.
A Ollolai, come in tutti i paesi della Sardegna, cadde così in disuso s’istrumpa per cui, se un gruppo di giovani, negli anni ottanta non si fosse prefisso di recuperarla, sarebbe caduta completamente nel dimenticatoio.
Invece questi giovani ollolaesi cominciarono a organizzare campionati zonali, indagarono presso gli anziani e dalle testimonianze orali ricavarono un regolamento specifico, scelsero tecniche e ripristinarono questa antica lotta creando i presupposti non solo per il suo recupero a Ollolai, ma anche per la sua diffusione in molti altri centri della Sardegna.
Ben presto l’associazione divenne federazione e i campionati da zonali si svolsero a livello regionale, nazionale e internazionale contribuendo a rafforzare questa pratica sportiva, che ha ottenuto anche il riconoscimento del CONI, che oggi vanta un buon nutrito gruppo di atleti diffusi in molte realtà dell’isola che si allenano con regolarità e che partecipano ai vari appuntamenti agonistici.
Ultimamente anche l’arte si è occupata di questa pratica sportiva; infatti si è scoperto che negli anni cinquanta del secolo scorso è stata rappresentata in un dipinto del celebre pittore di Olzai Carmelo Floris: è la prima attenzione di un artista nei confronti di s’istrumpa dopo i bronzetti di Uta.
A fine anni novanta l’amministrazione comunale commissiona all’artista nuorese Pietro Costa una scultura per rappresentare due istrumpadores che oggi giganteggiano nella piazza centrale del paese.
Ma l’attenzione dell’arte verso questa disciplina, dopo tre mila anni di silenzio, è testimoniata anche da alcune sculture in bronzo frutto dell’ingegno artistico di Giampiero Columbu, un gherraradore-artista di Ollolai.
Ma la stampa, la televisione e le riviste specializzate sono molto interessati a questo sport e finalmente anche la scuola e l’università, con progetti specifici e con tesi di laurea, cominciano a dare a questa disciplina sportiva il giusto peso.
Oggi, a quasi vent’ani di distanza dalle prime gare, di strada ne è stata fatta tanta sia nella preparazione e abilità degli atleti, sia nelle iniziative che sono state organizzate insieme a s’istrumpa come mostre fotografiche,rassegne stampa e , negli ultimi giorni, una interessante
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estemporanea di pittura dove venti artisti sardi hanno immortalato nelle loro tele questa ancestrale lotta pastorale.
Era la prima volta che si svolgeva una manifestazione artistica dedicata a s’istrumpa e questa iniziativa era stata voluta proprio per sensibilizzare gli artisti su questa tradizione per cui oggi, tra dipinti sculture in bronzo e in terracotta, i quadri dell’estemporanea possiamo dire che s’istrumpa è entrata nella storia dell’arte della Sardegna.
Pertanto da Ollolai parte un appello agli artisti, ai poeti, agli scrittori perché nelle loro opere descrivano questa pratica sportiva antichissima che ha accompagnato nei secoli feste, tosature, incontri conviviali, creando momenti sì anche di tensione, ma soprattutto di entusiasmo, di svago e di prove di abilità e destrezza.
Un appello da Ollolai va anche alla scuola e all’università e all’Accademia perché per questa tematica vi sia un’attenzione maggiore e si superino secoli di silenzio e di oblio.
Un famoso artista sassarese, Vidèo Anfossi, i giorni scorsi ha inteso regalare al Comune di Ollolai una bella e preziosa scultura in terracotta raffigurante due gherradores che lottano a s’istrumpa e che l’autore ha dedicato ad Andrea Multineddu, suo amico e valente lottatore.
Possiamo dire che oggi s’istrumpa può aspirare a essere inclusa tra le discipline che partecipano alle Olimpiadi. Questo sarà il prossimo traguardo che ci porremo come Federazione e come Amministrazione Comunale.
Adesso andremo con maggior sicurezza a questo dodicesimo campionato internazionale che abbiamo voluto precedere con questo primo convegno internazione di s’istrumpa dove, studiosi sardi, italiani, bretoni, e spagnoli, che ringraziamo in anticipo, tratteranno questo argomento dal punto di vista sportivo, storico, sociale, culturale e didattico a dimostrazione ulteriore che s’istrumpa è definitivamente uscita dall’oblio e entra a tutti gli effetti nella storia, nell’arte, nella cultura e nello sport.
A medas annos!
Tonino Bussu
(Sindaco di Ollolai)
14 / 12 / 2009
Per contattare la redazione del sito Mondomarziale scrivere all'indirizzo email mondomarziale@yahoo.it