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Tredicesimo anniversario FCW, Pero, 19 maggio 2018

Anniversario FCW Maggio

Per la miseria, siamo già stanchi prima ancora che l’evento abbia inizio! Arrivati qui prima delle 15 abbiamo trovato il ring già montato, la moquette già distesa e una parte delle sedie già posizionata, ma quante cose ci sono ancora, da fare! Tutte le volte le sedie non bastano mai, ma questa volta si esagera: dobbiamo aggiungere e aggiungere e aggiungere, perché stavolta solo i posti prenotati erano 150! Soltanto per posizionare i bigliettini coi nomi delle prenotazioni sulle sedie ci abbiamo messo un’ora! Nel backstage le cibarie non mancano e si mangia e si beve. Le corde del ring sono state riavvolte di fresco con lo scotch colorato e risaltano bene, ora. C’è il tavolo del catering, quello del merchandising stracolmo di magliette ed oggettistica, le coperture nuove in stoffa per le gradinate. Gli atleti arrivano alla spicciolata, emozionati e felici. I ragazzi iniziano a scaldarsi e l’atmosfera è quella delle grandi feste. Kronos fa il buffone imitando le entry di tutti – anche della sua – in maniera davvero esilarante. Non manca nessuno? Sì, fuori dalla palestra manca un albero: un pino mugo secolare che evidentemente è crollato con il nubifragio di mercoledì scorso che ha fatto danni ovunque, tra Milano e limitrofi. Al suo posto è rimasto solo un ceppo. Povero albero!

Ed ecco che arriva il pubblico! Ma sì, un sacco di volti nuovi: non soltanto i consueti aficionados, ma persone che non abbiamo mai visto, di tutte le età, anche senza figli o nipotini al seguito, e questa è una cosa bellissima! C’è gente di altre federazioni venuta a curiosare, e anche questa è cosa buona a giusta.

Per un istante percepiamo una realtà a due facce: tutti questi signori seduti guardano verso la tenda e il backstage con un misto di curiosità e timore: gli atleti sono grandi e grossi. Fanno paura e possono fare male. Gli atleti, per contro, sbirciano dalla tenda d’ingresso i visi della gente seduta e pensano che siano tanti. Fanno paura e il loro giudizio può fare male. Da qualunque parte della tenda tu sia, le tue paure saranno sempre le stesse.

Dai che si comincia!

Nella foto, in alto: un'immagine della Battle Royal con tredici uomini sul ring
Nella foto, in alto: un’immagine della Battle Royal con tredici uomini sul ring

Primo match! Una bella Battle Royal con 13 uomini: Kronos e The Entertrainer, Matt Disaster, Steve McKee, Scrum, Horus, TG, Zerini, e pure Jack degli Abusive Games (i commentatori) per gli italiani. Maverick Mayhew, Connor Mills, The O.J.M.O. e Chris Tyler per gli stranieri. A noi le Battle Royal piacciono un sacco perché c’è così tanta azione che non sai più dove guardare. Però ogni tanto qualcosa cattura la tua attenzione e ti concentri solo su quello mentre tutto il resto sfuma in secondo piano. Matt Disaster viene scaraventato giù dal ring da Scrum, ma anche se oltrepassa la terza corda non tocca terra coi piedi. È ribaltato sui sedili tra il pubblico. Come tutti sappiamo, per essere eliminati in una Royal bisogna volar fuori dal ring da sopra le corde e toccare terra con i piedi. Se non tocchi terra sei ancora in gioco!

Nella foto, in alto: Pippi Calzelunghe giocava a "Non toccare il pavimento"
Nella foto, in alto: Pippi Calzelunghe giocava a “Non toccare il pavimento”

E a Matt viene in testa la genialata: si fa rialzare sorretto a braccia, si mette in piedi su una sedia e da lì, saltellando qua e là come Benigni quando vinse l’Oscar (o anche come Pippi Calzelunghe quando giocava a “non toccare il pavimento”), camminando su tavoli e sedie, fa il giro della sala e nel punto più adatto, con un bel salto ritorna sul ring senza essere squalificato. Nel frattempo gli atleti in gara sono rimasti in nove e, dopo un attimo, Tyler è l’unico inglese ancora sul ring. Rimangono in sei: Tyler che stende Kronos, Entertrainer che cerca di buttar fuori TG, più Horus e Scrum che se le suonano come maniscalchi. Horus viene defenestrato da Entertrainer, Kronos butta di sotto Scrum e Tyler elimina Entertrainer. Rimangono Kronos, Tyler e TG. The Greatest bodyslamma Kronos e, per questa impresa, oltre alle cinture PWE che già detiene, vincerà la cintura del Dottor Gibaud a causa dei dolori alla schiena per lo sforzo. Tyler gli appioppa un dropkick che anche a vederlo al rallenty è una linea orizzontale perfetta nell’aria e Horus e Scrum completano l’opera tirando giù l’Ultimo dei Titani. Tyler prende la rincorsa per colpire The Greatest, ma questi abbassa la terza corda e lo fa volare fuori aggiudicandosi il match.

Nella foto, in alto: Carnage - pardon, Carneade: chi era, costui?
Nella foto, in alto: Carnage (pardon, Carneade: chi era, costui?) col “margheritone” sul torace

Secondo match: Pasquale O’Malamente e AB Knight contro Lerry Demon e Carnage. E non appena sentiamo nominare quest’ultimo ci viene automatico pensare al manzoniano Don Abbondio che rimuginava nella sua stanza: “Carneade! Chi era, costui?” In effetti Carnage è all’esordio e non lo conosce nessuno. Sul petto sfoggia un curioso disegno che sembra un enorme margheritone a petali bianchi e neri. Forse quando è davanti ad un avversario sfoglia i petali pensando: “lo schieno, non lo schieno”…

Larry inizia menando dapprima AB e poi Pasquale O’Malamente. Appena entra Carnage il combattimento si sposta al difuori del ring e AB parte con un bel pescado. Pasquale si becca prima un bodyslam da Carnage, un vertical suplex da AB e un side slam ancora da Carnage. Le prende da tutti, insomma – e anche tante – per otto minuti abbondanti. Entra AB e le rende con gli interessi. Assistiamo ad una double mark of excellence, poi AB tira un doppio dropkick sulla schiena dei due avversari (un piede ciascuno fa male a nessuno), e infine Pasquale schiena Demon dopo una bella combinazione di flapjack e reverse sto.

Nella foto, in alto: triplo dropkick
Nella foto, in alto: atleti in volo in contemporanea per un triplo dropkick

Terzo match: è un triple threat match che vede opposti e coinvolti Steve McKee, The Ojmo e Connor Mills. Ma che bello, ma che bello, ma che bello! Piccoli, agili e scattanti come piacciono a noi! Il match inizia a fulmine con una serie di armdrag (uno ciascuno fa male a nessuno) e un triplo dropkick contemporaneo. Steve improvvisa una scenetta comica fingendo di non riuscire a rialzarsi con un kip up come i suoi avversari. Si mostra disperato e chiede con lo sguardo il loro aiuto, ma quando i due gli porgono la mano per rialzarlo, lui li acchiappa e li fa volare. Poi li stende con un pescado, ma subito dopo Ojmo lo ribalta con una hurricanrana.

Nella foto, in alto: Connor Mills
Nella foto, in alto: Connor Mills

Connor zompa su Ojmo con una double stomp, poi si ritrovano tutti e tre giù dal ring e inizia la sempre divertente demolizione delle sedie. Ma se le rompono tutte, poi la gente dove si siede? Ojmo ci delizia con uno slingshot springboard moonsault che atterra Steve, Connor butta giù Ojmo con uno spinning kick e Steve ci manda in visibilio con una sunset flip powerbomb su Connor. Dopo una breve parentesi di sagra dei calcioni, Steve manda i suoi due avversari a sbattere l’uno contro l’altro in stile Bud Spencer (che non guasta mai nell’insieme), poi effettua su Connor una wheelbarrow bulldog. Tenta un crossbody dalla terza corda su entrambi ma viene acchiappato al volo. Non demorde e trova il modo di tirare una hurricanrana a Ojmo. Connor atterra sulla schiena di Steve con un double stomp, Steve acchiappa entrambi e li sfrittata giù con una elevated ddt fatta ribaltandogli un tentativo di double suplex. Tutti giù a riprendere fiato mentre l’arbitro conta. Faticosamente si rialzano e se le suonano in modalità fighting spirit fino allo sfinimento. Ricomincia la sagra del calcione che Steve conclude con una lariat e una tornado DDT su Connor.

Nella foto, in alto: The O.J.M.O.
Nella foto, in alto: The O.J.M.O.

Non contento, impila gli avversari e tenta una doppia crippler crossface. Ma due da tenere sono troppi e gli sgusciano di mano. Ritenta la crippler sul solo Ojmo, ma questi si libera e gli tira un dropkick a cinque stelle. Ritorna a volare con quel suo bellissimo slingshot springboard moonsault, ma qualcosa non va per il verso giusto e rotola fuori ring tenendosi un braccio. Steve si lancia su Connor con un crossbody, lo ribalta con una unpritter e infine chiude per sottomissione con una crippler crossface da stritolamento garantito.

A questo punto ci si accorge che il terzo avversario, da Ojmo è diventato Ohimè perché il danno è serio. Filiamo nel backstage a vedere che gli sia successo, e che il braccio destro sia rotto lo si vede anche senza la vista a raggi X di Superman: è storto in modo innaturale. Tutti quanti gli danno una mano: chi raduna le sue cose, chi lo aiuta a rivestirsi, chi si offre per portarlo all’ospedale e chi, una volta lì, per fare da interprete. Ma di lui ne riparleremo dopo.

Il fatto è che per tenergli dietro ci siamo persi il match delle ragazze, il quarto: Ariel Grace vs Tracy vs Insanity. E allora invece di parlare del lottato, diremo di loro solo che Ariel Grace è una bella inglese ventenne. Tracy è spagnola, di Madrid, ed ha ventiquattro anni. Insanity invece è italianissima, romana ma residente ad Imola e ha trent’anni portati in modo superbo: brava, bella, formosa e sensuale! Comunque sia andata, alla fine Insanity è stata molto accorta ed è riuscita ad aggiudicarsi il pin vincente riportando a casa la cintura.

Nella foto, in alto: il match che ci siamo persi
Nella foto, in alto: il match che ci siamo persi

A questo punto c’è la pausa di metà serata e i tavoli si svuotano di tutto il loro contenuto: sia quello del catering che quello del merchandising, dove tutte le magliette vanno a ruba.

Nella foto, in alto: la locandina del match
Nella foto, in alto: la locandina del match

Fine della pausa, quinto match: roba per palati fini! Matt Disaster contro Maverick Mayhew. Due giovanissimi, ma con tanti di quegli attributi esagonali da dare la paga a tanta gente!
Disaster si sta rivelando un ottimo heel, capace di farsi odiare da tutti nel giro di un minuto. Maverick inizia con alcuni sfottò: dapprima fa in modo che il pubblico applauda lui fischiando Matt, poco dopo inscena una specie di sessione ginnica di squat (piegamenti sulle ginocchia) e infine chiamandolo “stupìdo” con l’accento sulla i come dicevano Stanlio e Ollio, quando lo atterra. Il match prosegue con una hurricanrana di Maverick su Disaster.

Nella foto, in alto: Maverick Mayhew, l'inglesino volante
Nella foto, in alto: Maverick Mayhew, l’inglesino volante

Maverick improvvisa un pezzo di bravura: una double jump flipping armdrag, più un dropkick di quelli perfetti, altissimi, orizzontali tirati col righello. Il pubblico si appassiona, si diverte e inizia a scandire a gran voce il nome “May-hew! May-hew!” Matt prende tempo scendendo dal ring con l’aria di chi vuole andarsene e il pubblico gli grida “Fi-fo-ne! Fi-fo-ne!” Tergiversa, indugia, gira attorno al ring senza costrutto risalendo solo il tempo necessario a non farsi contare fuori. Finalmente Matt si decide a fare qualcosa: un vertical suplex e un butterfly suplex, poi un lifting knee breaker e una neck breaker. Non contento, finge di tirare una chop e quando invece gli affibbia un calcio nelle parti basse, il povero Mayhew commenta in italiano: “Sacco de merd!” e il pubblico ride a crepapelle. L’incontro prosegue fuori ring con ampia distruzione di sedie. Quando risalgono, l’inglese ci mostra un’altra volta uno splendido dropkick. Il pubblico va in brodo di giuggiole e ricomincia a scandire “May-hew! May-hew!” a gran voce. Sapete che questo inglesino volante ha soltanto diciassette anni? Matt pareggia il conto con una spettacolare corckscrew slingshot corner splash e una diving cutter. Tenta il tutto per tutto con una powerbomb ma niente da fare: Mayhew ottiene il pin vincente con una brainbuster!

Gran bel match davvero! Veloce, tecnico, coinvolgente, atleti in perfetta sintonia, il giusto equilibrio tra sport e spettacolo. Ci infilamo nel backstage per riportare ai ragazzi i loro attire e sentenziamo a Maverick: “Yes, you may!” Ci sorride. (gioco di parole comprensibile agli anglofoni: Mayhew si pronuncia allo stesso modo di “may you?” che significa “tu puoi?” “Yes, you may!” significa “Sì, tu puoi!”)

Nella foto, in alto: Gli Headhunters premiati come unico tag team triple crowned
Nella foto, in alto: Gli Headhunters premiati come unico tag team triple crowned

Ed ora, un’altra bella caramellina: un handicap match. I nostri adorati Headhunters, questa sera sono stati premiati con un trofeo in quanto primi atleti italiani triple crowned, ovvero in possesso di tre titoli contemporaneamente. Si sono accaparrati con pieno merito le cinture dei titoli di coppia in ben tre federazioni diverse: FCW, Bullfight e PWE. Dopo un battibecco con il cattivo Zerini a base di “io sono intelligente, tu sei scemo” come si usa in questo sport, viene sancito un handicap match in modo da chiarire a chi debbano andare le cinture di coppia PWE e anche chi sia più o meno scemo dell’altro. Kronos e The Entertrainer, in due, devono affrontare la Z-Faction, ovvero il clan di Zerini, composto dallo stesso Zerini, Scrum e Horus.
Il match inizia con Kronos e Scrum che cercano di sfrittellarsi a vicenda. Quando Entertrainer dà il cambio al compagno arrivano tutti quanti, ma l’arbitro Malalana li rispedisce a tenere la cordicella al loro angolo. Entertrainer ne piglia abbastanza per un mese da tutto il team avversario. Oddio, ne suona anche, eh? Come ad esempio una bella jaw breaker e una shiranui con suplex su Horus. Rientra Scrum e notiamo che in sala c’è sua mamma perché applaude entusiasta, orgogliosa di vedere suo figlio malmenare l’avversario con una sideslam. A questo punto entra Kronos e siccome è grande e grosso, prima gli tirano una double flapjack, poi se la pigliano tutti con lui.

Nella foto, in alto: Scrum
Nella foto, in alto: Scrum

Zerini gli si butta sopra con una frog splash ma è troppo leggero, e l’Ultimo dei Titani se ne sbarazza facendolo fa volare via come un fuscello per ben due volte. Ritorna Horus ma niente di fatto, double down! Nuovo cambio per ambo le squadre: entrano Entertrainer e Scrum. È incredibile la presenza scenica di Entertrainer. Esegue una semplice leaping spinning back elbow e sembra l’atomica di Hiroshima. Si becca una spear che lo stende ma, appena si rialza vedendo arrivare Scrum per un’altra spear, si sposta e lo manda a sbattere contro Horus. Lo annienta con un superkick e poi è il turno di Zerini di subire: ceffone tremendo di Kronos, una total elimination in combo con il compagno di team e il match finisce lì. Gli scemi non sono gli Headhunters!

Nella foto, in alto: Ornella, la mamma di Scrum, ormai gradita presenza fissa in sala
Nella foto, in alto: Ornella, la mamma di Scrum, ormai gradita presenza fissa in sala

Presenza adorabile ormai fissa è Ornella, la mamma di Scrum. Ormai è da ottobre dell’anno scorso che viene a vedere lo spettacolo e la vediamo ogni volta più entusiasta. La prima volta era terrorizzata e ci confidò: “Ma devo venire qua e pagare pure, per vedere che picchiano mio figlio?” Allora le avevamo spiegato di guardare il wrestling più o meno come si guarda un’opera d’arte, o un film, e qualche spiegazione dovrà avergliela data lo stesso Scrum se non solo è tornata ogni volta, ma stavolta ha portato con lei anche il marito.

Nella foto, in alto: TG vs Chris Tyler
Nella foto, in alto: TG vs Chris Tyler

E arriviamo al main event: TG vs Chris Tyler! Si tratta di un no disqualification match, ovvero “vale tutto”, ed è anche un two out three falls, cioè vince chi schiena l’avversario due volte. Una sola non basta, si vede che c’è l’inflazione. All’inizio vediamo Tyler acchiappato per la collottola e trascinato qua e là intorno al ring, subendone di ogni, compreso un colpo alla schiena con un bello spezzone di filo spinato. TG sale sul ring e si lancia, ma più che un pescado diventa un “acchiappado”: Tyler lo acchiappa al volo e lo spatascia con la schiena sull’apron. Una volta si diceva: “Devon, get the table!” Adesso non lo dice nessuno, ma da sotto il ring spunta un bel tavolo e tutti siamo più felici. Chris Tyler ci mette un secolo a montarlo, ma – dite quello che vi pare – questo lato del wrestling ci ha sempre affascinato: uno può fare quello che gli pare e l’avversario lo aspetta con pazienza. Come quando nei film, il cattivo, nella scena finale, racconta al protagonista il come e il perché di tutto quello che è successo con dovizia di particolari e motivazioni invece di farlo fuori subito e non pensarci più. TG evita lo “stavolamento”, allora Chris lo infila sul ring e tira fuori una sedia da sotto. Anche questo è bellissimo: sotto i ring c’è qualsiasi cosa: arredi vari dai magazzini dell’IKEA con abbondanza di tavoli e sedie , la pentola d’oro degli gnomi, un unicorno, e il biglietto per il teatro che avevamo smarrito nel ’72. Dei ritrovamenti archeologici al disotto dei ring se ne occuperà Piero Angela nella prossima puntata di Superquark.
Pamm! Sediata sulla schiena di TG! Ma lui è The Italian Immortal e quindi non solo si rialza, ma manda il povero Chris a sbattere sulla sedia agganciata all’angolo tra le corde. Mentre è ancora stordito gli affibbia una delle sue vertebreaker e si aggiudica il primo pin vincente. Si riparte daccapo. TG rifila a Chris una snap powerslam e tenta un moonsault ma Tyler si sposta e va a vuoto. L’inglese riparte di slancio con un filotto di avalanche, uno snapmare e un dropkick basso mentre TG è seduto. Tenta qualcos’altro ma The Greatest gli ribalta la mossa trasformandola in uno small package a proprio vantaggio. Tyler va via di enziguiri kick e vertical suplex e pareggia il conto: anche lui ora ha un pin vincente. Chi si aggiudicherà quello decisivo? L’inglese torna un attimo ai magazzini dell’IKEA e torna con una sedia e una kendo stick. La sedia la recupera TG e con i due oggetti si possono sfidare a duello. Lo vince The Greatest facendo volare la kendo di mano a Tyler con una sediata mostruosa, poi gliela lancia in stile Eddie Guerrero e non appena il suo avversario la agguanta, lo fulmina con un dropkick che anche la sedia si fa male. Chris si esibisce in un altro enziguiri e in un moonsault su TG che in quel momento era fuori ring. Ritenta con un altro moonsault ma Tg lo intercetta a mezz’aria con la kendo e inizia a randellarlo. Madò, sentiamo male anche noi! Butta la kendo e gli appioppa una release over the head german suplex e una butterfly sitting powerbomb, ma il pin non c’è. Tyler riprende il controllo della situazione: si carica l’Immortale sulle spalle e lo posiziona sull’apron. Due bellissimi enziguiri in rapida successione per stordirlo e… dai, pezzo di bravura: death valley driver sul famoso tavolo che stava lì dall’inizio del match ad aspettarli. TG è ancora vivo e reattivo, ma Tyler non molla: dropkick di quelli spaziali, vertical suplex e 450 splash… è obbligatorio precisare che vince lui con il pin finale? Madò, che bel match! Ne vogliamo ancora! Che dite, l’evento è finito qui? E allora ci vediamo alla prossima!

Nella foto, in alto: la buonissima torta del tredicesimo anniversario FCW Cento di questi giorni!
Nella foto, in alto: la buonissima torta del tredicesimo anniversario FCW. Cento di questi giorni!

Oh, però c’è ancora la ciliegina sulla torta. Anzi. la torta vera e propria! E quant’è buona! Bella, poi, con tutte le faccine degli atleti sopra, così che ognuno può scegliere chi mangiarsi. E anche stavolta è andata!

Ma Ojmo, poverino? Ospedale, radiografia, e ovviamente gesso. Dai, su, che ora andiamo in aeroporto. No, il fato ha proprio deciso che per lui sia una notte di passione. Sapevate che col gesso fresco non si può volare? Se è appena messo, morbido, la pressione della cabina durante il volo lo schiaccerebbe impedendo la normale circolazione del sangue. Ma noooo! E allora torna in ospedale, togli il gesso, fasciatura rigida, sposta il volo e riesci a partire, che anche senza aereo hai due mongolfiere a disposizione…

E allora ci vediamo alla prossima!

Grazie a Birrachiara per la consulenza tecnica e grazie a tutti voi che ci leggete!

                                                                                                                                                             Erika Corvo

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