Se trovi il Buddha... uccidilo!
"Buddha è andare oltre all' oltre".


Lo Zen sta alla base delle arti marziali giapponesi. E' importante che chiunque ne pratichi una abbia una conoscenza - meglio se pratica - di questo insegnamento per poter constatare nell'applicazione della sua esperienza "marziale" l'innalzamento del livello di intuizione e lucidità che ne deriveranno. (Nella foto: Taisen Deshimaru Roshi (1914 - 1982)
Derivante dal cinese ch'an e dal sanscrito dhyana, "meditazione”, lo Zen nasce dall'esperienza del Buddha Shakyamuni che più di 2500 anni fa, seduto nella postura di zazen ( letteralmente "meditazione seduta”), realizzò il completo Risveglio praticando la concentrazione, la vigilanza e la consapevolezza. Pensando ad un imbuto rovesciato, dove la base più larga costituisce il nostro ego sovraccaricato da mille strati di condizionamenti (familiari, sociali, culturali, religiosi, geografici, ecc ecc…), lo Zen è quella pratica che rende possibile un’operazione continua di “ripulitura” per eliminazione, strato dopo strato, di ogni tipo di “sovrastruttura” e assottiglia il collo dell’imbuto dove alla fine si dovrebbe trovare solo la vera essenza del nostro sé, senza più maschere. Questo si realizza attraverso l’allenamento al vuoto. Qual è il metodo? Ci si siede, secondo una postura particolare che permette fisiologicamente di ridurre al minimo le funzioni vitali e di alzare invece il livello di percezione e lucidità della nostra mente, e la si osserva, si osservano esattamente i suoi movimenti. Non significa fare il vuoto nella mente (obiettivo finale e molto elevato) ma non attaccarsi a nessun pensiero che vi transita (hishiryo): osservarlo, semplicemente, come una nuvola passeggera, e lasciarlo defluire. A poco a poco tutti i nostri pensieri saranno nient’altro che lucciole passeggere che durano lo spazio di un soffio. A poco a poco i nostri condizionamenti, come le complicazioni della mente, cadranno per lasciar posto ad una visione più pulita e semplice, ma più profonda delle cose. Il livello di percezione si acuirà. Il non-attaccamento inizierà a manifestarsi nelle varie esperienze della vita. La comprensione di ogni attimo – come il gusto, il sapore di ogni momento – diventerà totale ed appagante, in ogni sua manifestazione. E’ la coscienza che supera ogni giudizio, senza scopo né oggetto (mushotoku) , nessuna esigenza vi si attacca. E’ il contatto più intimo con se stessi e il rapporto più autentico con la realtà in cui si va oltre la riduttiva coscienza dell'io, perennemente teso verso il tentativo di appagare i propri desideri e di sfuggire la sofferenza in uno stato di agitazione continua. La nostra vita di conseguenza si trasforma, si semplifica: ci si “dimentica” di se stessi, a beneficio di tutti, si raggiunge l’armonia con la realtà, nell’unione di corpo e spirito. Ne scaturirà una grande compassione per ogni cosa ed essere.
Chi volesse sperimentare (se così si può dire) questa pratica lo può fare al Monastero di Fudenji a Bargone, Salsomaggiore (Parma) - www.fudenji.it -presso il Maestro Fausto Taiten Guareschi (primo fra i discepoli europei del lignaggio Zen Sôtô) discepolo in linea diretta e ordinato monaco dal Maestro Taisen Deshimaru Roshi. Oppure a Milano al Centro Zen Shobogendo in via Albertinelli 5 (info: Maurizio Anshu Ferro – cell. 3339774184 – e-mail: maurizioanshu@yahoo.it )– sito web: www.zenmilano.it – aperto quattro giorni alla settimana, dove si può provare l’esperienza dello zazen (meditazione seduta) e del kin-hin (camminata). Naturalmente si trovano centri affiliati a Fudenji in numerose altre città d’Italia.
Carla Rossi e Alice Ripa
20 / 12 / 2007
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