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L'origine delle Arti Marziali Appena nasce la civiltà una delle prime manifestazioni umane è la mitizzazione della guerra e dei suoi combattenti. Oltre a leggende e miti riguardanti epici combattimenti si dà vita a vere e proprie competizioni sportive, nelle quali ha importanza anche l’elemento mistico. Prima ancora delle Olimpiadi dell’antica Grecia, già i Sumeri all’incirca nel 2700 a.C. organizzavano incontri di pugilato e lotta in onore dei re durante le feste delle loro città stato. Spesso gli incontri erano organizzati per festeggiare i matrimoni regali. Lo si può riscontrare in vari testi Sumeri, Assiri e Babilonesi; ad esempio in un testo scoperto ad Assur si dice che nel mese di Gilgamesh per nove giorni ci saranno competizioni maschili di lotta. Gilgamesh ha influenzato anche nell’età contemporanea molti scrittori tra i quali il premio Nobel Elias Canetti e il poeta Rainer Maria Rilke che nel 1916 parlava di “intossicazione da Gilgamesh”. Negli anni 80 uscì anche un fumetto disegnato da Lucho Olivera dedicato sempre all’eroe assiro. Le similitudini con il mondo greco sono molte ed è probabile che abbiano influenzato anche la civiltà cretese e poi quella greca. Il mondo greco darà vita alla “Pancrazio”, un misto di lotta e pugilato. Nel 648 a.C. era praticato alle Olimpiadi e lo scopo della lotta era battere l’avversario con tutta la forza necessaria. Si potevano usare tutti i tipi di tecnica:sgambetti,proiezioni,leve articolare,dita negli occhi, pugni, calci, ginocchiate, gomitate, unghiate, rottura delle dita e morsi. Per vincere bisognava atterrare tre volte l’avversario facendogli toccare la sabbia con qualsiasi parte del corpo escluso le mani e le ginocchia. I combattimenti spesso finivano con la morte di uno dei contendenti per sfinimento. C’erano anche degli arbitri che potevano interrompere o correggere il combattimento con delle frustate. Ma perché l’uomo in tutte le culture ha avuto bisogno di inventare delle forme di combattimento rituali?Probabilmente era necessario esorcizzare la guerra e l’unico modo era dare al combattimento un significato filosofico religioso. In questo senso possiamo considerare delle proto arti marziali anche la leggenda degli Orazi e Curiazi,che sostituiscono alla guerra un combattimento cruento. Un altro tratto comune delle arti marziali è l’osservazione dei metodi di lotta degli animali sia nellla caccia sia nei combattimenti per il predominio nel branco. Infatti molte mosse, anche ora,hanno dei nomi che riportano ad animali. Possiamo quindi affermare che l’arte marziale è un’espressione delle civiltà umane in senso generale.
MASSIMO CINGOLANI 11 / 11 / 2009
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