JUDO ADATTATO
di Massimo Cingolani








Nella foto in alto: due cinture marroni diversamente abili in combattimento, sotto l'occhio super vigile della famosa maestra Fiorentini
Cristina Fiorentini, direttore tecnico e responsabile dell’Eisho Club di Milano, dopo i successi raggiunti nella sua vita agonistica si è dedicata all’insegnamento del Judo anche a ragazzi disabili. Infatti, ha partecipato ad importanti stage in Francia tenuti dal maestro Combe, e ora organizza delle lezioni dedicate agli associati dell’Anffas, l’Associazione nazionale delle famiglie di disabili intellettivi e relazionali. Con il termine judo adattato si intende quello praticato da disabili e, in genere, in Italia ci si riferisce all’handicap mentale che riguarda ritardati, caratteriali, psichiatrici e alcuni down. La commissione provvisoria sul judo delle persone disabili della UE, ha però esaminato una vasta casistica che comprende sia le persone che esulano dalla pratica del judo competitivo ordinario come sordi e muti, emiplegici, amputati alle dite e chi ha turbe della personalità, sia quelli che possono partecipare a un’attività di judo educativa, come chi ha infermità motoria cerebrale, tetraplegici, amputati con protesi, autistici . Si preferisce escludere i disabili mentali dai Campionati e organizzare per essi solo tornei con valenza amichevole e locali,in quanto la cosa più importante è l’integrazione. Il judo adattato nasce in Francia nel 1966, quando il Maestro Claude Combe inizia alla disciplina quattro down che presentavano disturbi associati di tipo caratteriale, diabetico e motorio. Nel 1968, la Federazione Francese recepì tale impostazione e cominciarono a praticarla in 130, e nel 1992 i maestri di judo francesi specializzati nell’insegnamento ai disabili mentali erano più di 150. In Italia iniziò nel 1981 il Club Bu-Sen di Milano e successivamente anche l’Eisho della maestra Fiorentini. Secondo il prof. Piero Benini, i vantaggi della pratica del judo sono: presa di coscienza del corpo e del suo impegno, educazione al movimento come elemento di autonomia,orientamento nello spazio. Educazione all’attenzione, educazione alla memoria, sviluppo dei riflessi. Questi riferimenti servono agli insegnanti per misurare il progresso degli allievi nelle direzione di:acquistare il senso dell’opposizione, imparare ad effettuare l’attacco, combinare l’azione in base alla reazione dell’altro, raggiungere quell’integrazione relativa che permette l’inserimento tra i normodotati. Generalmente non si disputano campionati tra disabili mentali ma ci risulta che in Francia alcuni ragazzi hanno vinto gare mimetizzandosi con immigrati del sud est asiatico. Senza sopravvalutare ed enfatizzare troppo il ruolo di questa arte marziale, si può affermare che il judo permette di limitare quelle manifestazioni di ansietà, di tendenze depressive e di atteggiamenti caratteriali. Praticamente, sempre secondo il professor Benini i vantaggi per i disabili derivanti dalla pratica del judo sono: la presa di coscienza del corpo e del suo impegno. L’educazione al movimento come elemento di autonomia con coordinazione ed equilibrio; l’orientamento nello spazio. L’educazione all’attenzione, l’educazione alla memoria e, per concludere, lo sviluppo dei riflessi. Anche il rilassamento, che la maestra Fiorentini propone durante la lezione è importante per l’affinamento del gesto e l’eliminazione delle tensioni muscolari. Possiamo affermare che il judo dedicato avrà un ruolo sempre più significativo nella crescita di persone disabili di qualsiasi età. L’importante è che sia gestito da persone qualificate e preparate professionalmente.
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