Il grande Teatro No in un' ottica Budo 
Nella foto, in alto: il "Teatro NO", il celebre teatro giapponese
Diceva Zeami - commediografo, attore e pensatore giapponese del 1400 che rese il NO un'importante forma teatrale, fissandone la forma e il canone artistico sia nella recitazione sia nella struttura drammaturgica e scenografica- "Per un movimento violento del corpo, un movimento gentile dei piedi; per un movimento violento dei piedi, un movimento gentile del corpo". La stessa delicatezza nella forza, la stessa armonia di gesti, la stessa realtà o meglio dire naturalezza, che caratterizzano la gestualità nelle arti marziali. Gli attori del teatro No iniziavano prestissimo, fin da piccoli, l'allenamento alla danza e al canto per acquisire i ruoli specifici che sarebbero stati attribuiti loro più avanti. Col loro costume di scena, impersonando un vecchio, una donna, un giovane o un demone (i ruoli di rito), gli attori passavano ore davanti allo specchio, soli in una stanza, per diventare tutt'uno col loro personaggio.".Diventate ciò che state impersonando epoi trovate l'abilità per farlo": come non paragonarlo alla tecnica di immedesimazione in un animale o in un fiore che si studiano nel kata? "Unite tutte le arti in un'unica intensità di mente",continua Zeami. Diceva ciò ai suoi allievi insegnando loro a collegare tutto tramite lo spirito o il KI (energia) dell'attore stesso, che in caso contrario avrebbe perso la sua presa sul pubblico. Non ci ricorda forse le stesse tecniche utilizzate nello zazen e nelle arti marziali?
Ennio Pasquinucci
09/10/2010
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