Il grande Sosai Mas Oyama e il Kiokushinkay
Ospitiamo un articolo giunto in redazione da un nostro affezionato lettore.
Kiokushinkay (trad: “ultima verità”, ndr.) è una forma di karate combattente fondato ufficialmente nel 1964 da Sosai Masutatsu Oyama, 10° dan (Yonh-Y-Choy, Corea, 1923- Tokio, 1994).
Largamente diffuso in ogni parte del mondo- meno da noi- rappresenta in assoluto lo stile più spettacolare ed efficace, ed è la sintesi più perfetta tra il karate tradizionale e le discipline da ring.
Le caratteristiche di questa scuola non possono essere disgiunte dalla storia del suo fondatore che, unitamente a Bruce Lee, è stata la figura più carismatica delle arti marziali negli anni Settanta. Celebri attori come Sean Connery (shodan- 1°dan- onorario) e Dolph Lundgren (Rocky 4°, a suo tempo campione australiano di questo stile) sono stati praticanti di Kiokushin.
Nelson Mandela è Hachidan (8°dan) onorario, mentre il primo ministro australiano John Howard è Godan (5°dan) onorario, a testimonianza della considerazione in cui Kiokushinkay è tenuto dalle autorità di governo e dalla crema di Hollywood.
Masutatsu Oyama cominciò la pratica marziale molto giovane, a nove anni, praticando il Kempo nel sud della Cina, dove fu mandato dalla famiglia. All'età di quindici anni andò in Giappone per diventare aviatore. La vita non fu facile, a Tokyo, per il giovane Oyama, malvisto poiché coreano, ma questo non gli impedì di studiare lo Shotokan direttamente con Funakoshi alla Takushoku University.
Quando fu arruolato nell'esercito imperiale, a soli 20 anni, era già 4°dan.
La sconfitta del Giappone e l'occupazione alleata lo segnarono, tant'è che nei suoi ultimi scritti non mancò mai di elogiare le virtù guerriere dei samurai e di ricordare l'onta della sconfitta subita.
La possibilità di poter studiare ulteriormente il karate lo salvò da una crisi esistenziale altrimenti irreversibile. Il grande maestro So Nei Chu, un karateka fortissimo, il più forte nello stile Go ju ryu, notò l'abilità del giovane Oyama e lo convinse a dedicarsi solo alle arti marziali e a iniziare un severo periodo di addestramento di almeno tre anni.
Grazie a quest'uomo, Oyama maturò la convinzione di voler essere il karateka più forte del mondo, ispirato anche da numerose letture sui codici guerrieri, tra cui il celebre “bushido” di Eiji Yoshikawa.
Oyama fu anche un avido lettore di biografie di guerrieri e di statisti, e ammirava molto, in particolar modo,la figura del cancelliere Bismark.
Da quel momento la sua vita è stata costellata di leggende ed aneddoti. I biografi riferiscono che passò ben diciotto mesi a meditare in totale solitudine sul monte Minobu e ad allenarsi in modo brutale e disumano. Si narra che meditava sotto cascate gelide, che correva a piedi nudi in situazioni climatiche estreme e che “scortecciava” gli alberi a calci e pugni, usandoli come Makiwara, rompendo a mani nude anche sassi, pietre e quant'altro.
Dopo aver deciso di tornare alla civiltà, rimasero famosi i suoi combattimenti contro i tori. Ne affrontò cinquantadue. Ne uccise tre istantaneamente, rompendo le corna agli altri quarantanove. In Messico rimase quasi ucciso da una di queste bestie, e fu costretto in ospedale per sei mesi. Nel 1952 decise di tentare la fortuna in America, dove diede dimostrazioni pubbliche del suo stile. Fu sfidato da duecentosettanta combattenti di varie scuole, la maggior parte dei quali andò al tappeto con un colpo solo. Si racconta di braccia e di gambe lesionate dalle semplici parate di Oyama. Con un pugno riusciva, infatti, a maciullare trenta tegole, per cui le sue articolazioni sembrava fossero di ferro.
Nel 1964. Oyama era già una leggenda, e decise di fondare il suo primo Dojo dando vita a Kiokushinkay ed alla IKO international, la sua federazione.
E' stato autore di best seller (“What is Karate” “Vital Karate”) e la sua autobiografia, disponibile anche da noi presso Edizioni Mediterranee (“La via Kiokushin”) testimonia l'alta caratura etica del personaggio, ultimo vero samurai dell'era moderna.
Kiokushinkay è caratterizzato da una notevole enfasi per il Kumite, considerato il vero scopo dell'arte marziale. Ci si affronta senza protezioni e con la regola del KO. Il divieto di colpire il viso con il pugno porta i contendenti ad esasperare le tecniche di calcio, che risultano particolarmente spettacolari, tant'è che non è pensabile eccellere in questo sport senza una totale padronanza delle tecniche di gamba più raffinate. Molto enfatizzate sono anche le tecniche di rottura di tegole, di tavolette di legno e così via, e non viene data la cintura nera a chi non riesce a portate a termine sette kumite uno dietro l'altro. Nelle competizioni internazionali gli interventi dei barellieri sono assai frequenti.
I maestri più celebri di questo stile amano sfidare se stessi nei “cento kumite”, sulle orme del grande Oyama. I kata sono regolarmente praticati e derivano sia dallo Shotokan che da altri stili, ovviamente rivisti secondo le indicazioni di Oyama che accentuava molto le tecniche di respirazione e di contrazione muscolare. Non fanno parte dei programmi di gara.
Malgrado il maggior spazio che altri stili danno alle forme, è possibile riscontrare video di cinture nere Kiokushin che le eseguono meglio, seppur si tratta di atleti votati esclusivamente al kumite.
Suggerisco di digitare “oyama” o “kiokushinkay” su www.youtube.com, per avere un'idea di questo stile e paragonarlo agli altri.
Non ho notizie chiare su questo sport nel nostro paese. Dopo la morte del fondatore, bisogna anche valutare quanto sia andato perso, degli insegnamenti di Oyama, nelle varie federazioni e “sotto federazioni” mondiali che pretenderebbero di portarne avanti il Verbo Marziale.
a cura dell'avvocato Antonello Tintinaglia

(ex atleta dello stile Kiokushinkay -cintura nera 4° dan-).
21 / 02 / 2008
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