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Falsificare il curriculum vitae è rischioso

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I metodi di falsificazione del curriculum sono diversi, secondo una ricerca si va dalla dichiarazione di esperienze professionali inesistenti, alla rimozione di mansioni svolte che non sono confacenti ai requisiti richiesti dal lavoro che si intende svolgere, da non dimenticare l’inserimento di titoli di studio mai conseguiti. Più comunemente troviamo dichiarazioni di sovrastima delle proprie competenze, ad esempio la conoscenza di una lingua straniera e le esperienze lavorative pregresse. Se la falsificazione  del curriculum vitae riguarda la posizione lavorativa nella pubblica amministrazione, la conseguenza sul piano legislativo e penale è diversa rispetto alla falsificazione per la candidatura in un concorso pubblico. Nel secondo caso, dichiarare informazioni false porta al reato di falsità ideologica commessa da privato in atto pubblico, rischiando la reclusione fino a due anni, secondo quanto dichiarato in una sentenza della Cassazione del 2008 (15535/2008). L’articolo 496 del codice di procedura penale, riguarda il reato sulle false dichiarazioni sull’identità o sulle qualità personali, per queste si intende ogni attributo che serve a distinguere un soggetto nella personalità economica o professionale. Se è un professionista a dichiarare il falso nel proprio curriculum, si tratta di illecito deontologico e la sanzione disciplinare è emessa dal relativo consiglio dell’ordine; se si tratta di un dipendente privato, il datore di lavoro può disporre del licenziamento del lavoratore stesso e intentare una causa chiedendo il risarcimento e restituzione degli stipendi. Da questo ne deduciamo che nel privato il rischio è minore sotto l’aspetto legislativo e penale.

                                                          Giuliano Regiroli

 

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