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Dalla Cina con furore… il Kung Fu! La sua storia, la sua filosofia e i suoi... innumerevoli stili...

Nella foto: il grandissimo Bruce Lee

Luogo comune vede il Kung Fu come sinonimo del grande Bruce Lee. E, Bruce Lee come sinonimo del grande Kung Fu. Ma conosciamo a fondo questa disciplina o conosciamo soltanto il Kung Fu dei film “interpretati”, per l’appunto, dal mitico e pressochè imbattibile Bruce Lee? Ora lasciamo, però, in sur place gli interrogativi per abbracciare, a tutto campo, questa celebre e efficacissima arte marziale cinese. A trecentosessanta gradi e, quindi, in tutte le sue nature. Forme. Ai giorni nostri, si tende a “etichettare” con il termine Kung Fu la collettività delle arti marziali tradizionali cinesi. Cos’è il Kung Fu (pronuncia della Cina del Nord), o Gung Fu (pronuncia cantonese, come preferiva dire Bruce Lee, ndr.)? E’ un termine piuttosto generico. Letteralmente, infatti, significa “esercizio eseguito con abilità”. Si sviluppò in determinati ambienti quali i monasteri, dove era usato per mantenersi in forma e per difesa personale. Gli esercizi si praticavano sia per combattere a mano nuda, sia per combattere con le armi. Un luogo importantissimo, per la crescita e la divulgazione del Kung Fu, fu il monastero Shaolin (piccola foresta). Il monastero sorse intorno al 500 d.C.. Prima come posto dove i monaci potevano dedicarsi alla meditazione. Poi, con l’arrivo al tempio di Bodidharma, figura leggendaria delle arti marziali cinesi, come punto, dove furono introdotti i concetti di cura del corpo e le basi di un sistema di lotta. Col trascorrere del tempo, i monaci unirono saggiamente i loro esercizi di meditazione con la pratica marziale, dando così origine ad alcuni stili ispirati al comportamento degli animali. Cioè, della Tigre, del Drago, del Leopardo, della Gru Bianca del Nord e, forse, pure lo stile della Mantide Religiosa (Tang Lang). Ma qual è la filosofia del Kung Fu? Tre correnti hanno influenzato il Kung Fu. La prima, è il Buddismo, con il suo aspetto meditativo. La seconda, è il Taoismo per i principi della polarità Yin e Yang, il rapporto con la natura e la ginnastica terapeutica. Ultima, il Confucianesimo per l’aspetto formale, la disciplina, le regole, le gerarchie. Attenzione! Molto importante… un vero praticante di Kung Fu tradizionale, dovrebbe essere in perfetta simbiosi con le leggi della natura e avere rispetto per il suo maestro e, ovviamente, in generale per il prossimo. Ci sono molti stili di Kung Fu? Certamente. Le varie persecuzioni religiose segnarono il declino di molti templi (fra cui il celebre Tempio Shaolin) e la nascita di “scuole” di arti marziali molto somiglianti a sette segrete ed esoteriche. Questo portò a uno sgretolarsi delle tecniche e delle conoscenze realizzando centinaia e centinaia di stili molto differenti tra loro. Senza tenere conto dei vari stili denominati “del contadino”, praticati dagli abitanti delle campagne, che si tramandavano di generazione in generazione. Gli stili si dividono in stili esterni (wàijiaquan), o “duri”. Veloci ed esplosivi, incentrati principalmente sull’uso della forza fisica e dell’agilità. E in stili interni (nèijiaquan), o morbidi. Si basano sullo studio e lo sviluppo di elementi come lo spirito, la mente e il Qi (respiro, o energia interiore). La pratica degli stili interni si caratterizza per una totale rilassatezza muscolare che è definita “cedevolezza”, o “morbidezza”. Con queste parole non s'intende un abbandono del corpo ma ci si riallaccia a uno stadio psico-fisico in cui i muscoli sono decontratti e i sensi sono reattivi, pronti a reagire. Cedevolezza, invece? Vuol dire che non bisogna opporre la forza muscolare a quella dell’avversario, ma occorre usare la sua. Cedere. Farlo passare oltre, in maniera che questo si trovi in una situazione non favorevole nella quale non possa più recar danno. I principali stili esterni. Il Choy Lee Fut, composto di svariate forme. Sia a mani nude, sia con le armi. E’ caratterizzato da movimenti ampi e celeri di braccia che mirano al colpire senza tregua uno o più avversari. Il Pa Chi Ch’uan, letteralmente boxe delle otto direzioni, caratterizzato da posizioni basse e colpi portati a termine in modo “esplosivo”. L’Hungar, basato più che altro sui movimenti della Tigre e della Gru. Il Jeet Kune Do, creato negli anni Sessanta, dal grandissimo maestro Bruce Lee, con importanti influssi derivanti dal pugilato e dalla scherma occidentale. Lo Shàolinquan, uno dei più antichi e famosi stili delle arti marziali cinesi. Praticato dai monaci del tempio Shaolin. Fondato sullo studio degli animali. Ha tecniche ampie e circolari con posizioni lunghe. Eccetera. E gli stili interni? Il più celebre è il Tai Chi Chuan. Forma di combattimento basata sul controllo dell’avversario secondo i principi taoisti. Poi, c’è il Pa Kua, basato su movimenti circolari e dinamici. Il nome di questo stile deriva dagli otto trigrammi che formano la base dell'Yijing (il libro dei mutamenti) e che sono a fondamento della cosmologia taoista. E ancora altri… Esistono anche stili intermedi e uno di questi è il Whing Chu, molto efficiente per la difesa personale, essenzialmente stabilito sulla base della cedevolezza e delle tecniche dirette. In seguito, alla rivoluzione culturale nella Repubblica Popolare Cinese, intorno alla seconda metà del XX secolo, l’arte marziale si trasformò in sport nazionale coniando il nome di Wu Shu. Questo sport consiste nell’esecuzione di forme codificate e molto acrobatiche ispirate ad alcuni stili del Kung Fu. Ultimamente, si è avuta una rivalutazione del sistema combattivo delle arti marziali ratificando una forma sportiva di combattimento chiamato Sanda, simile alla Kick-boxing, dove è possibile anche proiettare l’avversario. Prossimamente, con calma e ad uno ad uno, analizzeremo tutti gli stili dell’affascinante e potentissimo Kung Fu. Pubblicando, altresì, una delle più recenti interviste fatte a Bruce Lee circa l’efficacia del Kung Fu, rispetto al Karate e alla disciplina del Judo.

02 / 12 / 2007





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