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Come educare al meglio il nostro amico cane

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Nella foto, in alto: il “metodo gentile”

Quando un cucciolo varca la soglia della nostra casa il sentimento che si prova è di gioia. Una gioia immensa, accompagnata da una grande euforia. Una vera rivoluzione dell’anima. Poi se si tratta del primo cane la cosa si fa, parecchio, più accentuata. A tutta prima, viene spontaneo coccolarlo all’inverosimile e fargli fare tutto quello che gli pare ma poi ragionandoci su ci rendiamo conto che vanno stabiliti da subito dei ruoli. Delle regole di buon comportamento. Rispettando, ovviamente, tutte le sue esigenze dell’animale. La sua dignità di cane non deve venire intaccata per nessun motivo. Ci sono varie metodologie di educazione. Il “fai da te”, per esempio, lo applica chi agisce istintivamente, cioè secondo ciò che ritiene più giusto.

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Senza essersi documentato sulle regole elementari di educazione del cane, sul suo modo di esprimersi e sui suoi bisogni più importanti. Interpretando, inoltre, i comportamenti canini attraverso strumenti e chiavi di lettura tipicamente umani. Questo non è il metodo più giusto per educare il nostro amico a quattro zampe. Il cane si sforza di capire il suo amico uomo osservando e il linguaggio non verbale che spesso si contraddice con quello verbale. Nascono perciò forti incomprensioni che si trascineranno per sempre. Il più delle volte non si sa erano mai! I padroni continueranno a sbagliare e non si metteranno mai in discussione pensando, sicuramente in buona fede, di essere nel giusto.
Poi, esistono altri due metodi, certamente più efficaci, chiamati il primo “metodo tradizionale” e il secondo “metodo gentile”. A secondo della sua filosofia di pensiero, il proprietario dell’animale sceglierà quella a lui più consona. Il “metodo tradizionale” ha una tecnica ben precisa. Utilizza i premi e le punizioni. imageIl premio? Un bocconcino prelibato, una carezza, o uno sguardo dolce. La punizione? Un no secco, un po duro, un rumore che sorprende il cane. Importante. Da evitare le punizioni corporali. E che dire, addirittura, del “metodo gentile? È un metodo dove la punizione non rientra per nessuna ragione nel programma. Vengono premiati soltanto i comportamenti corretti dell’animale. Così facendo, le azioni indesiderate del cane, con l’andare del tempo, andranno scemando perché non rinforzate. Perché non considerate. Perché del tutto ignorate. Questo “modus operandi”è quello che, attualmente, sta riscontrando i migliori successi.

                                                                                                                               Giuliano Regiroli

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