Chado, O La Via Del Te’
“Solo in Giappone il fatto di bere un tè può diventare una questione di vita o di morte” (1); così era nel passato e così ancora oggi la cerimonia porta con sè tutte le connotazioni sociali, culturali, estetiche, etiche e filosofiche che la caratterizzano. Mistero di grazia ed eleganza, la cerimonia del Tè nell’antico Giappone era infatti riservata a pochi e utilizzata per l’educazione dell’individuo. Un officiante offre il tè con estrema gentilezza e raffinata ospitalità a colui che si reca a fargli visita; l’invitato vive l’esperienza della cerimonia del Tè partecipandovi attivamente alla stregua del suo ospite e,come in una sorta di kumite (combattimento), egli si svuota di ogni sovrastruttura mentale e depone armi inutili (non solo figurativamente: i samurai , prima di accedere alla stanza da tè, deponevano la spada). La cortesia e la gentilezza dei modi, contrapposti ad un rigido protocollo essenziale e vigoroso, si esprimono esattamente come in un combattimento dove sguardo, fierezza e padronanza del gesto non tralasciano l’umiltà e la serenità che vi sono implicite. Ciò che conta, in questo rituale come in ogni combattimento, è la dimensione di rischio totale e assoluto; il gesto, nella cerimonia del Tè come nel Karate o nello Zen, è emanazione della coscienza - trasformata, attraverso la pratica assidua dell’arte - e diventa unico, totale e definitivo. In quest’ottica la cerimonia portò i samurai a dedicarle gli ultimi momenti della loro vita, prima delle grandi battaglie, poiché uscivano dalla sala da Tè definitivamente vittoriosi su se stessi e dunque pronti alla morte.
NOTE :
1) Piero Angelini in “La cerimonia del Tè. Una interpretazione per occidentali” di Julia V. Nakamura - Stampa Alternativa, 1997, op. cit.
09 ottobre 2007
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