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A colloquio con il “Mestre Baixinho” di capoeira


Nella foto: il Mestre Baixinho

La capoeira (pronunca: capuèra) è una forma d’arte brasiliana che coinvolge mente,corpo,musica,danza,lotta ed elementi rituali e filosofici. Praticare capoeira vuol dire comunicare attraverso il corpo, la musica e il canto quello che si ha “dentro”, e può essere “giocata”da tutti: uomini,donne,bambini. Questo a differenza di altre arti marziali è stato sostenuto fin dall’inizio da grandi maestri come Pastina, Bimba e Canjiquinha. Uno degli aspetti di questa disciplina è l’identità,infatti ogni persona che la pratica deve sempre sapere chi è. Per questo gli viene conferito un “apelido” cioè il nome prescelto per praticarla. E’ un eredità del passato, quando essendo vietata dalle autorità i caporeisti che la praticavano erano costretti a nascondere la loro vera identità ed usavano quello che potremmo definire un nome di “battaglia”. La tradizione si è mantenuta ed ora il maestro battezza l’allievo con un nome che deriva da una caratteristica fisica,di gioco o caratteriale. E’una disciplina che comprende sia la danza sia la lotta,e secondo importanti maestri l’intelligenza del caporeista si manifesta nella capacità di essere in grado di usare l’una o l’altra secondo le necessità del momento. Oggi il movimento per la sportivizzazione della capoeira si sta sviluppando sempre di più. Attualmente ci sono più di 20 federazioni associate alla CBC (Conferecao Brasilera de Capoeira). Il primo tentativo di creare una federazione risale al 1973 quando la capoeira fu inclusa nella Confederacao Brasilera de Pugilismo. Gli stili della capoeira sono 2: l’Angola e la Regional. La differenza tra queste scuole è nel modo in cui sono giocate: lenta,bassa a livello del suolo ,con espressioni giocose l’Angola; con movimenti alti,rapidi,saltati,di potenza la Regional. Spesso ci si domanda quale sia quella più autentica, è certo che l’Angola è quella più legata alla tradizione della lotta praticata dagli schiavi,mentre la Regional è quella più contaminata da altre arti marziali. Ogni aspetto di questa arte andrebbe approfondito,ma ora parliamo del maestro o meglio Mestre Baixinho. Nato nel 1961 nel Nord del Brasile, inizia a praticare capoeira a 15 anni, ne diventa istruttore nel 1982 e nel 1987 si stabilisce a Milano dove comincia a diffondere quest’arte. Nel 1991 fonda L’Associazione Italiana di Capoeira da Angola, della quale è presidente. Nel 1991 inaugura l’Academia de Capoeira nella cui sede insegna. Il Mestre ispira una grande serenità e fiducia nell’umanità,ed il colloquio si è svolto all’interno dell’Academia mentre i suoi studenti si esercitavano su un pavimento di legno duro. In poche parole a descritto la capoeira come: attacco, difesa, contrattacco e che senza ritmo manca lo spirito. Che è nata anche come rituale ed arte e poi è diventata sport. E’ particolarmente coinvolgente quando parla della sua missione di venire a insegnare in Europa e di come la scelta di fermarsi a Milano sia frutto di circostanze negative come aver perso i soldi e i documenti, trasformate in positivo. In Europa ed Italia in particolare è solo da 25 anni che si pratica,proprio grazie a maestri come lui dediti a questa missione. I primi paesi nei quali fu importata furono Usa e Giappone. Forse l’aspetto più interessante che ha spiegato è il fatto che i due giocatori sono entità differenti che nel gioco compongono quell’unità che rende viva la capoeira. Questa stessa sensazione la troviamo in un kata di judo dove l’esercizio raggiunge la perfezione quando uke e tori comunicano in maniera esemplare, Anche nella capoeira ci sono le cinture che indicano il grado, sono generalmente due, ed è il maestro che ne decide i colori. Ad una mia domanda ingenua se anche in Italia sia importante la strada e come mai nessuno la pratica all’aperto mi ha risposto che è perché fa freddo,ma mi ha “confessato” che il suo sogno sarebbe quello di praticarla nella Loggia di Piazza dei Mercanti,chiaramente quando non fa freddo. La fiducia nell’umanità del mestre è tale che adesso è in partenza per l’Angola dove a Lubango in uno dei paesi più martoriati dalla lunga guerra civile ha sviluppato un programma di reinserimento sociale dei ragazzi di strada . E molto orgogliosamente mi ha detto che già cinque ragazzi sono diventati insegnanti di capoeira. Il colloquio si è poi chiuso con un arrivederci a Settembre per approfondire insieme vari aspetti della disciplina.

Per chi vuol saper di più consiglio di visitare il sito dell’Academia:www.capoeiramilano.com.

Massimo Cingolani

19 / 07 / 2009



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